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Cronaca
IL REPORTAGE

ZONA GIALLA. Una riapertura a metà. Pioggia e pochi dehors: «E c’è chi resta chiuso»

Sospiro di sollievo per i ristoratori delle piazze: «Qui le prenotazioni non mancano, ora vogliamo ripartire»

Tra la pioggia e l’impossibilità di consumare all’interno dei locali, la riapertura di bar e ristoranti è stata un mezzo flop. Molti ristoratori e baristi hanno infatti deciso di non rialzare le saracinesche e tanti altri hanno accusato – come evidenziato anche da Ascom -: la mancanza del dehors. Chi invece si è attrezzato, lucidando i tavoli e predisponendo i funghi del riscaldamento, non ha comunque potuto gioire per le nubi plumbee che hanno scoraggiato tanti possibili clienti. Bastava infatti farsi un giro in centro, tra via Po a via Garibaldi, per vedere intere file di tavolini sgomberi anche all’ora di pranzo. Perfino alcune attività storiche, come Fiorio e Pepino, hanno preferito non riaprire. Su certe vetrine, come il girarrosti “Pereira” di via San Massimo, comparivano addirittura cartelli di “cedesi attività”. «Non abbiamo spazio per i tavolini sul marciapiede, per noi non è cambiato nulla» protesta Georgia Margarone, titolare del ristorante messicano “Tacos Locos” in via Principe Amedeo -; scriverò all’Appendino per chiedere di poter mettere una panchina fuori per i clienti. Oppure si chiuda la via alle auto».

E se la situazione nelle strade più strette appare critica per la mancanza di spazio, i ristoratori delle piazze hanno invece potuto tirare un mezzo respiro di sollievo. «Abbiamo una cinquantina di prenotazioni per la serata, lavoriamo circa a metà capienza. La gente si è abituata a mangiare all’aperto perché è più sicuro» spiega Luca Tomagra, titolare del ristorante “Da Michele” in piazza Vittorio. Nel grande spazio porticato, però, la gente seduta nei dehors si poteva contare sulla punta delle dita. «La chiusura alle 22 è un po’ problematica perché non riusciamo a fare il doppio turno serale, abbiamo chiesto ai clienti di anticipare alle 19 l’orario di arrivo» spiega Alberto Ferrari, figlio di uno dei soci di Chiambretti che gestisce i ristoranti Porto di Savona, Sfashion, Arcadia, Birilli e Fratelli la Cozza, tutti riaperti. Non così per molti altri bar e ristoranti che invece hanno preferito tenere le serrande abbassate.

«Riapriremo il primo maggio con un mese pieno di cassa integrazione per i dipendenti – spiega Michele Rongioletti, titolare del “Tredatre” di via Verdi, a due passi da Palazzo Nuovo -, la situazione non sarà comunque semplice perché ci mancheranno gli studenti e i lavoratori degli uffici». Ai clienti dei locali del centro, seppur non molti, l’entusiasmo non è comunque mancato. «Non ne potevo più di mangiare a casa, nonostante la pioggia sono proprio contenta di pranzare in piazza con mio nipote» spiega Rosanna Izzo, 83 anni. Ben più numerosi i giovani seduti ai tavolini. «Ci siamo ritrovati per festeggiare il mio compleanno. Non vedevamo l’ora di ritrovarci» esulta Vittoria Vignola mentre brinda con un gruppo di amici nel dehor di “Poormanger” in via Maria Vittoria, uno dei pochi gremiti di gente.

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