Lucrezia Guidone
Spettacolo
LUCREZIA GUIDONE

«Io, tra Zio Vanja e il fantasy su Netflix»

La giovane attrice da stasera al Carignano con Cechov in attesa di “Luna nera”

Quel dramma che scrisse nell’autunno del 1896, considerato una delle sue opere più importanti, e che debuttò al Teatro dell’Arte di Mosca nel 1899 Cechov l’aveva chiamato “Djadja Vanja”, zio Vanja, ma per la regista Kriszta Székely, che lo porta in scena stasera al Teatro Carignano, avrebbe potuto anche chiamarsi “Elena” perché, spiega Lucrezia, «è questo il personaggio presente nel maggior numero di scene». Ed Elena nello spettacolo diretto dalla giovane regista ungherese è lei, Lucrezia Guidone. L’attrice, che dal 31 gennaio sarà protagonista su Netflix nella nuova attesissima serie “Luna Nera”, darà vita, con Paolo Pierobon (il Silvio Berlusconi della serie televisiva 1993 in onda su Sky Atlantic), Ivano Marescotti, Ariella Reggio, Ivan Alovisio, Federica Fabiani, Franco Ravera, Beatrice Vecchione, allo “Zio Vanja” di Anton Cechov. La nuova produzione del Teatro Stabile di Torino debutta in prima nazionale nel teatro di piazza Carignano (ore 19,30) con l’adattamento di Kriszta Székely e Ármin Szabó-Székely e nella traduzione italiana di Tamara Török curata da Emanuele Aldrovandi (in replica fino al 26 gennaio prossimo). «Non è il Cechov classico che uno si aspetta di vedere – sottolinea Lucrezia -, quello magari in costumi d’epoca. La nostra regista ha riscritto il testo, lo ha attualizzato, ha usato un linguaggio moderno». E in più ha “ingabbiato” gli attori in un cubo di plexiglass. «Recitiamo dentro questo cubo, lo abitiamo in modo claustrofobico, come i personaggi di Cechov che nella casa di campagna di Vanja vivono ingabbiati nel grigiore, nell’inerzia»

Quanto c’è del Cechov originale nello spettacolo?
«Pur rimanendo fedele al nucleo originale, la regista ha usato un linguaggio moderno, ha cambiato alcune cose».

Ad esempio?
«Il personaggio di Serebrijakov da professore e scrittore è diventato regista, il dottor Astrov ha un’anima ecologista e io, che interpreto la seconda moglie di Serebrijakov. rimango sì una pianista, ma Kriszta mi ha aggiunto il titolo di “pianista d’organo”».

Che personaggio è il suo?
«Elena è un elemento perturbante suo malgrado, rappresenta la fascinazione. È come una luce imprigionata in una lanterna in cui tutti vanno a sbattere, come le falene. Anche se è molto presente nella storia, parla di sé come di un personaggio secondario, non si sente protagonista, parla della sua frustrazione».

Lei ha lavorato con Toni Servillo nel thriller “La ragazza nella nebbia” di Donato Carrisi, con Corrado Guzzanti in “Dov’è Mario”, “Non uccidere” sulla Rai, sarà nella serie internazionale “Sanctuary” in uscita quest’anno e dal 31 gennaio e su Netflix, in “Luna nera”. Che serie sarà?
«Non posso anticipare molto in proposito. È comunque una serie fantasy ambientata nel Medioevo, dove il femminile è molto presente, non solo perché nella storia si parla di streghe, ma anche perché la quota rosa è altissima. Le registe (Francesca Comencini, Paola Randi, Susanna Nicchiarelli, ndr.), le sceneggiatrici sono tutte donne».

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