Makarov
Il Borghese
LA GIORNATA

Zelensky offre spiragli di pace

Razzo Neptune manda a fuoco la Admiral Makarov – E Putin minaccia

A volte le date assumono significati contrastanti. E così mentre lunedì 9 maggio l’Europa celebrerà la giornata della pace e dell’unità (come fa ogni anno), Vladimir Putin potrebbe lanciare dalla Piazza Rossa il suo “giorno del giudizio”, mentre le truppe sfileranno in ricordo del 77esimo anniversario della vittoria dell’Unione Sovietica sulla Germania nazista. E secondo l’autorevole quotidiano Guardian potrebbe farlo nel discorso che apre la Vinctory Parade, annunciando un’escalation dell’azione militare in Ucraina o addirittura una vera e propria dichiarazione di guerra.

Per il popolo sarà una festa (sentita o obbligatoria che sia) e per gli osservatori internazionali l’occasione per visionare l’arsenale dello zar: dai carri armati, ai razzi, ai missili balistici intercontinentali, mentre i caccia supersonici e i bombardieri strategici Tu-160 effettueranno un sorvolo sulla cattedrale di San Basilio. Entriamo in un week end molto particolare in questa primavera di guerra perchè nella mattinata di ieri un missile ucraino ha colpito la fregata russa classe Petrel 11356R: la Admiral Makarov. La nave ha preso fuoco nel Mar Nero, non lontano dall’Isola dei Serpenti, dopo essere stata colpita da un razzo Neptune, proprio come è capitato all’ammiraglia della flutta dello zar, poi affondata mentre veniva rimorchiata verso un porto sicuro.

Per la cronaca la fregata russa, una delle più moderne e meglio armate del contingente che pattuglia le coste ucraine era stata coinvolta in un attacco alla città di Odessa ad aprile. Un colpaccio a favore di Zelensky mentre il suo paese risponde al forsennato attacco russo con forze di terra e bombardamenti aerei, grazie all’efficienza delle armi arrivate dall’Occidente e in particolare delle tecnologie militari di ultima generazione.

Sul fronte diplomatico intanto, mentre si cerca uno spiraglio per apire le porte di una vera negoziazione a livello europeo, ieri il presidente ucraino ha di fatto aperto ad una trattativa di pace con i russi. Dalle sue parole, registrate in video intervenendo alla Chatham House, think tank britannico con sede a Londra, ha fatto intendere che l’Ucraina sarebbe disposta ad accettare un compromesso di pace con Putin se le forze di Mosca si ritirassero «sulle posizioni del 23 febbraio». Ma non solo: il premier ha aggiunto che «almeno per ora Kiev non pretenderebbe la restituzione della Crimea, annessa dai russi nel 2014».

Potrebbe essere il segno che non tutti i ponti diplomatici sono stati bruciati? L’interrogativo si stempera tuttavia con un distinguo dello stesso Zelensky, che ha ribadito di essere stato «eletto presidente dell’Ucraina e non di una mini-Ucraina», spiegando che non può lasciare che la popolazione ucraina fosse ridotta di 11 milioni, considerando i territori persi e le migliaia di persone fuggite all’estero”. Intanto slitta ancora la possibilità di accordo tra i Paesi membri della Ue sulle nuove sanzioni alla Russia. E cala la notte su un’altra giornata di guerra.

beppe.fossati@cronacaqui.it

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