GuerraUcraina
Il Borghese
L’ANALISI Il Cremlino: «No a intesa tra Putin e Zelensky»

Washington chiama Mosca

Telefonata Usa-Russia: «Cessate il fuoco ora»

Si dice che mai il mondo era stato tanto vicino alla catastrofe nucleare come durante la crisi dei missili di Cuba, almeno prima di oggi. All’epoca si convenne sulla necessità di una linea diretta di comunicazione tra i due blocchi, Usa e Urss. Nasceva così il «telefono rosso», che in realtà era un sistema di telescriventi collegate da un cavo che passava anche sotto Inghilterra, Danimarca, Svezia e Finlandia, anche se l’idea romantica della telefonata fra i potenti ha continuato a costuire l’immaginario di film e romanzi. Oggi quel sistema è sostituito da satelliti e reti informatiche. Ma dall’inizio della crisi in Ucraina, quel canale era rimasto in silenzio.

Ieri, per la prima volta, Washington ha chiamato Mosca. Il capo del Pentagono Lloyd Austin, riferiscono le agenzie, «ha avuto un colloquio telefonico con il ministro della Difesa russo Sergey Shoigu durante il quale ha chiesto un rapido cessate il fuoco in Ucraina e messo in evidenza l’mportanza di preservare canali di comunicazione». Sembra niente, ma è un fatto fondamentale, perché vuol dire che le due superpotenze riprendono a parlarsi, anche se non ancora a livello di leader, che le minacce reciproche le fanno viaggiare via Web o conferenze stampa.

Putin, intanto, ha parlato con il cancelliere tedesco Scholz: nella telefonata, la richiesta di evacuazione dei civili dall’acciaieria Azovstal di Mariupol, ma anche e soprattutto la possibilità, se non di un incontro, almeno di un dialogo diretto tra lo Zar e il presidente Zelensky, per arrivare a una intesa. Stando all’agenzia russa Tass, per Putin le discussioni tra Russia e Ucraina sono state «bloccate» da Kiev, con il leader russo che avrebbe anche denunciato «le pesanti violazioni del diritto internazionale da parte dei neo-nazisti ucraini».

Ergo, informa sempre la Tass citando il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov, «non c’è alcun progresso nella stesura di un possibile documento che Putin e Zelensky possano firmare. La Russia non è contraria a un incontro tra i due presidenti ma è impossibile tenerlo senza adeguata preparazione». Frattanto, Mosca starebbe ritirando i propri soldati dai dintorni di Kharkiv, la seconda città dell’Ucraina. Lo scrive il New York Times, citando funzionari ucraini e occidentali, evidenziando quella che sarebbe la seconda maggior battuta d’arresto russa dal ritiro da Kiev del mese scorso.

Secondo i funzionari, il Cremlino dovrebbe probabilmente reindirizzare le truppe verso sud-est, dove starebbe rafforzando la propria presenza a Izium, città a due ore da Kiev, catturata un mese fa, alle porte del Donbass. Gli equilibri dunque sono sempre più precari e suonano sinistre le parole del presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel, in una visita a Hiroshima: «La sicurezza globale è minacciata. La Russia, uno Stato nucleare e membro permanente del consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, sta attaccando la nazione sovrana dell’Ucraina, facendo riferimenti vergognosi e inaccettabili all’uso di armi nucleari».

beppe.fossati@cronacaqui.it

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