Vulimme faticà

Foto Depositphotos

C’è contraddizione nelle notizie sul lavoro. Da una parte migliaia di candidati ad ogni concorso per poche decine di posti pubblici, con concorrenti che si spostano senza batter ciglio a centinaia di chilometri di distanza da casa. Dall’altra Fincantieri che lancia l’allarme: «Per i prossimi tre anni ci servono 6mila lavoratori, prevalentemente carpentieri e saldatori – ha detto l’ad Giuseppe Bono ad un convegno della Cisl – ma non riusciamo a trovarli».

E non è solo la Fincantieri a non trovare manodopera. Anche gli esercenti delle stazioni turistiche balneari non trovano più lavoratori stagionali per sopperire al picco di lavoro estivo. Sono disposti ad assumerli con regolare contratto, contributi compresi, ma niente. Ciò non dipende – come dicono alcuni – dall’introduzione del reddito di cittadinanza, e neanche del tutto dai salari bassi rispetto ai turni di 10/12 ore (gli straordinari vengono riconosciuti), ma dal fatto che fino a tre anni fa gli stagionali lavoravano sei mesi e percepivano l’indennità di disoccupazione per gli altri sei, mentre adesso la ricevono solo per tre.

Resta il fatto che ci sono posti di lavoro non coperti, lì come in altri settori (come la panificazione e la ristorazione) nelle città. La risposta sembrerebbe una: la fatica. Fare il saldatore per otto ore e prendere 1.600 euro netti costa fatica. Lavorare in un call center (altro settore che assume senza problemi) per sei ore ne rende solo 600 e devi chiedere il permesso per andare al cesso (non più di due volte a turno), ma non è faticoso. Ci si accontenta, e si sogna il miraggio di Checco Zalone, il posto statale fisso. Lì la fatica è considerata “usurante”. Se fatichi ti fai spostare.

collino@cronacaqui.it

CONDIVIDI
TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE
loop-single