Alpyland
Cronaca
IL CASO

Volevano arrestarlo anche per Alpyland

La procuratrice Bossi ha definito Nerini: «Insofferente ad uno scrupoloso rispetto delle misure di sicurezza»

Quello di Verbania è un piccolo palazzo di giustizia. I magistrati, inquirenti e giudicanti, condividono pressoché tutto, anche la macchinetta per il caffé e quella per le fotocopie.

Suggestioni

Da qualche giorno gli uni non parlano con gli altri, divisi da “suggestioni” diverse. Per Donatella Banci Buonamici sarebbero tali quelle che hanno indotto i carabinieri e il procuratore capo Olivia Bossi a incarcerare i vertici della funivia. Quest’ultima, invece, sembra ritenere che ad essere stata vittima di “suggestioni”, sia proprio la giudice che li ha scarcerati. Perché, lo si evince dai verbali degli interrogatori, tutti i dipendenti sapevano dell’uso sconsiderato dei “forchettoni”, «e non si capisce perché dirigenti e gestori ne fossero all’oscuro».

Il presidente
Fatto sta che un altro magistrato, che a Verbania è presidente del Tribunale, ieri si è schierato a fianco del Gip, esprimendo piena e convinta solidarietà, «per l’esemplare e doveroso impegno profuso in un atto d’ufficio assunto in un’indagine delicata e complessa al solo scopo di accertare la verità». Luigi MariaMontefusco ha poi aggiunto: «Il clamore mediatico della tragica vicenda e la condivisibile sofferenza per le vittime non giustifichino in alcun modo la vera e propria “gogna” e addirittura le inaccettabili e preoccupanti minacce cui il Gip di questo Tribunale, per la sola adozione di un atto del proprio ufficio, è stato sottoposto da una parte dell’opinione pubblica».

Alpyland
Intanto la procura prosegue per la sua strada e ha indagato Luigi Nerini anche per altri due incidenti avvenuti, nel 2017 e nel 2019, sulla pista “Alpyland”, che scende a curve dalla cima del Mottarone fino a giungere alla stazione superiore d’arrivo della funivia precipitata. Si tratta di una pista meccanica su rotaie gestita dallo stesso Nerini che, riguardo a questi incidenti e alla strage del Mottarone, Olivia Bossi definisce: «Insofferente – si legge negli atti – ad uno scrupoloso rispetto delle misure di sicurezza volte a tutelare l’incolumità degli utenti di tale genere di impianti» e per tale motivo ne aveva chiesto l’arresto, poi cassato dal Gip Donatella Banci Buonamici.

Il super perito
Intanto ieri sul Mottarone, si è rivisto il super perito, l’ingegner Giorgio Chiandussi, docente del Politecnico di Torino. Dalle poche indiscrezioni filtrate, sembra che il sopralluogo sia finalizzato ad accertare alcune criticità sul cavo che è stato tranciato. In particolare se, come già anticipato nei giorni scorsi da questo giornale, l’automatico e continuo inserirsi del freno di emergenza sulla “cabina numero 3” fosse il segnale dello sfilacciamento del cavo d’acciaio sulla “testa fusa”. Se così fosse, allora quel segnale sarebbe stato ignorato per «insipienza» da parte dei tecnici e dei dirigenti, che pensavano ad altre cause e avevano ovviato all’inconveniente installando i forchettoni per bloccare il freno.

La polemica
In merito al sopralluogo del perito del Politecnico è polemica tra il difensore di Gabriele Tadini, responsabile tecnico della funivia, ora ai domiciliari, e i magistrati di Verbania: «La procura – ha detto ieri mattina l’avvocato Marcello Perillo che, accompagnato da due consulenti, ha incontrato i magistrati – ci ha vietato la ricognizione. Noi andremo lo stesso e vedremo cosa potremo fare. Ma sono molto risentito». Dal canto suo Olivia Bossi intende mantenere questo tipo di attività nell’ambito degli accertamenti irripetibili che verranno svolti, probabilmente già a partire dalla prossima settimana, con le necessarie garanzie per tutte le parti coinvolte.

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