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Volevamo le bambole

Dopo la Barbie con hijab e quella unisex, la Mattel prosegue sulla via del politicamente corretto. Sono in arrivo 176 modelli di bambole “diverse” con corpi di 8 taglie (dall’anoressica all’obesa), pelle di 38 toni (dal nero all’albino), 94 pettinature (dal caschetto viola alla cresta mohicana verde). E poi i difetti: ci sarà la Barbie con la vitiligine, quella con l’acne, quella calva, ecc. Gli psichiatri infantili spiegano che il trovarsi rappresentati in un giocattolo anche con le proprie differenze, difetti o malattie aiuta i bambini ad accettarsi senza voler emulare ad ogni costo i modelli standard. Per altri invece un gioco è un gioco, e non è necessario portare le disgrazie della vita nei momenti di relax. Anche nel marketing – dicono – vale questa regola. Quasi mai si vedono hostess, receptionist, indossatrici e cubiste brutte, obese, semicalve o butterate. Quando si diverte l’uomo desidera contemplare una rappresentazione positiva del mondo, pur sapendo che non è tutto e sempre così. La Mattel, col suo voler riprodurre nei giocattoli i difetti, le diversità e le negatività, fa l’opposto di quanto l’uomo occidentale ha fatto nell’ultimo secolo con gli odori. Una volta sentivi dire che “l’omo vero ha da puzzà” e che l’odore intimo femminile era afrodisiaco. Adesso viviamo pluridocciati e cappaspirati in un mondo senza fumi e senza odori dove persino l’aglio è bandito dalla bagna caoda e dal pesto. Ecco: immaginatevi una azienda di profumi che proponesse quello al sudore, alla muffa, all’uovo marcio “perché l’uomo deve potersi confrontare con la completa gamma olfattiva delle sue origini”. Assurdo? Eppure con la Barbie siamo lì…

collino@cronacaqui.it

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