FROSSASCO

Vogliono la verità sul maxi incendio. I cittadini si rivolgono a un avvocato

Il primo passo sono le analisi su terreno e cenere per capire cosa sia bruciato

La vicenda del rogo nel cortile dell’ex Annovati di Frossasco è finita sul tavolo di un legale. Una trentina di residenti della zona si è rivolta all’avvocato Valentina Lucatorto del foro di Genova per valutare eventuali azioni in Tribunale.

La decisione è stata presa domenica sera, durante una riunione all’oratorio di Roletto, che ha visto partecipare una sessantina di persone. L’incontro segue quello della domenica precedente, quando nel salone dell’oratorio erano in un centinaio.

I residenti hanno scelto due linee di azione: da un lato, rimettere in moto e riorganizzare l’esperienza dell’associazione “Amici dell’Ambiente”, che fino a qualche tempo fa tutelava l’ambiente e la salute in Val Noce; dall’altro, alcuni hanno scelto anche la via legale.

Una mossa, quest’ultima, che si sposa con le analisi che i cittadini vogliono far svolgere su terreno e cenere, per fare luce su cosa sia bruciato realmente in quel rogo durato tredici 13 giorni. Una serie di analisi parallele a quelle commissionate dalla Kastamonu Italia, l’azienda di proprietà turca, che aveva rilevato lo stabilimento nel 2017 a un’asta giudiziaria in cui era finito tutto il Gruppo Trombini, che ha, tra le altre, anche una sede a Luserna San Giovanni e una a Codigoro, in provincia di Ferrara, teatro di un incendio analogo.

I turchi avevano ipotizzato una ripartenza dell’attività già nel corso del 2018, ma la questione è andata per le lunghe e solo da qualche tempo erano partiti i lavori di manutenzione nello stabilimento di via Piscina 13 a Frossasco.

Finché giovedì 28 marzo, alle 4,30, una mano ignota ha appiccato il fuoco alla “collina di rifiuti”, come la chiamano i residenti che da anni erano preoccupati per quella bomba ecologica a pochi metri da altre aziende e dalle abitazioni.

I vigili del fuoco hanno lavorato per 13 giorni per contenere le fiamme sino a spegnerle del tutto, nel frattempo l’Arpa ha fatto i suoi monitoraggi rassicurando i residenti di Frossasco e dei Comuni limitrofi. Ciononostante la colonna di fumo in cielo faceva paura e da qui è nato l’impulso a organizzarsi.

Nel frattempo la Kastamonu attende gli esiti delle analisi dei campioni prelevati dal cortile per stabilire esattamente i materiali che sono andati in fumo e come smaltirli. Il 23 aprile il Comune ha anche indetto una riunione per la procedura di bonifica, mentre la Procura ha aperto un’inchiesta sull’accaduto, che l’azienda turca ha bollato come «sabotaggio».

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