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Vogliono cambiare la solfa

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L’ultimo esempio della mania “politicamente corretta” di cancellare ogni traccia di egemonia culturale occidentale? Alcuni professori di musica di Oxford vogliono abolire la notazione tradizionale (sette note, chiavi, rigo a cinque linee, ecc.) perché, come espressione culturale della “white hegemony”, è ontologicamente “colonialista ”. Probabilmente lo dicono solo per far parlare di sé. Fatto sta che a queste proposte idiote ci stiamo abituando, e il loro effetto scandalistico è sempre più labile. I risultati pratici, gli unici che contano, non arrivano. Voglio vedere tutte le biblioteche, musicoteche e conservatori del pianeta buttar via gli spartiti di mille anni di musica per riscriverli nella nuova notazione ‘corretta’. Voglio vedere tutti i musicisti del mondo buttarsi a studiarla per usarla. Senza contare che tale nuova notazione, per essere davvero politicamente corretta, dovrebbe nascere da un congresso mondiale di musicisti e musicologi di ogni razza, cultura e provenienza che la decidano democraticamente. Se fosse basata su notazioni asiatiche, arabe o africane, infine, porterebbe con sé dalla nascita l’accusa di razzismo alla rovescia da parte degli occidentali. È solo una colossale cretinata. Come l’intento delle femministe di TF (Toponomastica Femminile) di cancellare la sproporzione nell’intitolazione delle vie, attualmente sbilanciata di circa 2 a 10 a sfavore delle donne. Scrivono, berciano, fanno congressi, ma appena una città decidesse davvero di cambiar nome al 30% delle vie, costringendo i cittadini a buttar via biglietti da visita e carte intestate, rifare annuari, elenchi, albi e documenti personali, succederebbe il finimondo. Lasciamole pure berciare.

collino@croncaqui.it

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