CUORGNÈ Processo al via proprio l'8 marzo

«Voglio vivere come un’italiana»: picchiata a sangue da suo marito

La donna è dovuta fuggire in una comunità protetta con il figlio

Aggredita dall'ex compagno, lo denuncia alla polizia e lo fa arrestare (foto di repertorio).

Lei, una marocchina, voleva integrarsi, vivere come le donne italiane, assaporare la libertà dell’Occidente. Lui, il marito, non ne voleva sapere e pur di impedirglielo non ha esitato a picchiarla. E per questo ora è a processo per maltrattamenti.

Il procedimento che si è celebrato ieri mattina, al tribunale di Ivrea, cadeva proprio nella ricorrenza dell’8 marzo, festa internazionale della donna, ricordandoci come l’emergenza della violenza di genere sia più che mai attuale. Il marito è Ayoub Natij, 28 anni residente a Cuorgnè ma di nazionalità marocchina, difeso dall’avvocato Marco Stabile del foro di Ivrea, ed è accusato del reato di maltrattamenti in famiglia nei confronti della moglie 27enne, anche lei marocchina. I fatti si sono svolti a Cuorgnè tra il novembre del 2016 e il giugno del 2018, quando la donna dopo l’ennesima violenta aggressione, ha denunciato il marito ed è fuggita, trovando rifugio, per lei e il figlio minorenne, in una comunità protetta.

Venerdì in aula, la vicenda è stata ricostruita dai primi testimoni del procedimento penale. L’imputato la maltrattava perché lei desiderava vivere troppo all’occidentale. Voleva integrarsi frequentando italiani e partecipando a corsi di lingua italiana per stranieri. Troppo moderna, troppo diversa dallo stereotipo di moglie che l’imputato, invece, desiderava. E per questo la rinchiudeva in casa, la insultava e spesso arrivava a picchiarla. Calci e pugni ovunque, in più occasioni, fino a che lei esausta si è rivolta ai carabinieri. E al culmine dell’ultima violenta litigata, dove la rimediava lesioni per sette giorni di prognosi, presso la loro abitazione sono arrivati i militari dell’Arma.

Eppure, secondo le accuse, l’imputato non ha avuto alcun timore di minacciarla anche davanti ai carabinieri. «Io non ho paura dei carabinieri, io ti porto via dall’Italia, ti porto in Marocco e ti ammazzo». Alla fine, però, come in molte storie di riscatto delle donne, anche la 27enne marocchina ha trovato la forza per denunciare e costituirsi parte civile nel processo contro il marito, assistita dall’avvocato Sergio Bersano. Dopo l’audizione di testi dell’accusa, il magistrato del tribunale di Ivrea ha aggiornato il processo al prossimo 22 marzo.

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