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Spettacolo
LAURA PAUSINI VERSO HOLLYWOOD

«Voglio l’Oscar e lo dedico a mio papà»

La cantante si è lasciata andare in un pianto liberatorio di fronte ai giornalisti: «L’Italia si aspetta sempre troppo da me»

Laura Pausini a nudo di fronte all’Oscar. Quella che poteva essere una classica conferenza stampa ufficiale di commento alla bellissima notizia che “Io sì” (brano scritto da Diane Warren per il film “La vita davanti a sé” di Edoardo Ponti e con Sophia Loren) è stata candidata all’Oscar come Migliore Canzone Originale, magari ricca di frasi fatte del tipo «sono felicissima», «che emozione», si è trasformata in tutt’altro. Fresca di Golden Globe, sempre per lo stesso brano, la cantante italiana più famosa al mondo, l’unica interprete di casa nostra a essere mai stata nominata a Hollywood (Giorgio Moroder ne vinse due per la musica, Tony Renis fu candidato come autore) si è lasciata andare a un pianto liberatorio, frutto di tanti sentimenti positivi ma anche di un peso che sentiva di avere sul groppone da tempo.

«Io non so cosa abbia di particolare la mia vita. Da quando vinsi Sanremo la bellezza di 28 anni fa, mi chiedo continuamente il perché di questo successo. Da quel giorno ho sempre cercato di fare il meglio che potessi, a volte ho sbagliato, ma ho sempre lavorato sodo. Il Golden Globe, la nomination di lunedì agli Oscar, sono tutte cose più grosse di me ma mai grandi come la responsabilità che sento di avere qui in Italia e di avere di fronte a me stessa. Sì, sto piangendo anche perché mi sento in gabbia, sono due anni che non mi muovo e non sono abituata, datemi un palco, solo lì mi sento a mio agio»

Ci spieghi meglio?

«Sono più tesa quando mi chiama Pippo Baudo che quando parlo con Beyoncé, per esempio. All’estero piace la mia voce, mi riempiono di complimenti, qui in Italia sento di avere più responsabilità. Dentro di me sono ancora quella ragazzina timida e impaurita che è salita sul palco di Sanremo e ogni volta che ci torno mi tremano le gambe. Sono sicura che neppure la notte degli Oscar mi sentirò come quando calco l’Ariston».

Ha venduto in tutto il mondo, ha appena vinto il Golden Globe, il suo ultimo album “Fatti sentire” è certificato triplo Disco di Platino. E adesso ha solo quattro brani rivali che la dividono dall’Oscar.

«Mi chiedo sempre se sono sicura di prendermi questa responsabilità, ma dico sì. Non significa essere arrivati, ma iniziare qualcosa di nuovo. Quando raggiungo un obiettivo sento il dovere di esserne all’altezza, quindi, se dovessi mai vincere non so a cosa potrei puntare dopo. Mi mancherebbero solo le Olimpiadi ma tutti sanno quanto io non sia sportiva».

E quindi?

«Quindi forse tornerò al mio piano bar e a quella mansarda di Solarolo dove cantavo disturbando i vicini».

Quanto spera di vincere?

«Lo spero e lotto per la vittoria, inutile essere ipocriti, sono arrivata fino qui, perché non sperarci. Detto questo, da sola non serve a nulla questo premio, ho bisogno dell’appoggio degli italiani. Questa nomination avviene in un momento in cui è contrastante la mia gioia, spero che sia un regalo per tutti, anche per chi non ascolta la mia musica…».

Ha sentito la Loren e Edoardo Ponti?

«Certo, lunedì, subito dopo la notizia della nomination, è molto felice per me. È lei che ha voluto che cantassi io questa canzone»

A chi dedica il premio o cosa dirà o farà quella notte dovesse mai accadere che…

«Lo dedico a mio padre. Lui mi ha insegnato tutto, mi ha portato nei piano bar, ha creduto in me. Lui merita questo Oscar molto più di me. Per il resto spero di non dire troppe parolacce…».

Il brano nasce in inglese e anche tradotto in italiano ha un forte valore sociale. Pensa che possa influire sul voto finale?

«”Quando essere invisibile è peggio che non vivere”, capire di sentirsi protetti anche quando non c’è una famiglia è proprio il senso di quello che stiamo vivendo oggi».

L’ultima volta che Laura Pausini fu in concerto a Torino era il 2019, in coppia con Biagio Antonacci portò allo Stadio Olimpico il “Fatti sentire tour”, era il 17 luglio di una vita fa.

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