protezioni
Il Borghese

Vogliamo la verità

Il girone infernale dei nostri ospedali in questa guerra spesso impari contro il Coronavirus, finisce in Procura. E non solo per le mascherine che mancano o non sono adeguate a chi è costretto ad operare nei reparti di rianimazione, non solo per i camici monouso che spesso vengono indossati più volte, non solo per i calzari sostituiti da sacchi neri per l’immondizia le cui immagini hanno suscitato tanta indignazione. Di mezzo c’è la salute dei camici bianchi. Peggio, il rischio ormai conclamato da migliaia di casi in tutta Italia e da oltre venti decessi (due in Piemonte) della possibilità del contagio di medici e infermieri che potrebbe dipendere dall’incuria di chi avrebbe dovuto mettere in sicurezza il personale costretto a lavorare sul fronte della pandemia. Per ora non ci sono indagati in questo fascicolo che il procuratore aggiunto Vincenzo Pacileo ha aperto dopo i tre diversi lettere o esposti presentati dai sindacati dei medici. Ma è evidente la volontà di capire le responsabilità in una situazione che, dall’esterno, appare paradossale e che è accompagnata da tante, troppe, testimonianze di medici, infermieri e inservienti. I carabinieri hanno raccolto documentazione nella sede dell’Unità di crisi e non si fermeranno lì. Occorre verificare tutta la filiera dell’approvvigionamento dei sistemi di protezione, la gestione degli ordini fatti in Italia e all’estero, la qualità dei dispositivi che dovrebbero garantire gli standard di sicurezza. E poi i ritardi mostruosi rispetto alle promesse fatte dalle istituzioni. Troppo facile gettare la responsabilità solo sui tempi della burocrazia, oppure sulle regole del mercato pur corrotto da marrani e pescecani. Serve la verità e si deve recuperare la credibilità di un intero Paese. Chi è in prima linea merita soprattutto rispetto. E i cittadini hanno il diritto di conoscere la verità.

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