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«Visite e prestazioni ferme, ora mia moglie non c’è più»

La signora Carla, 75 anni, si è spenta mentre il Covid riempiva i reparti
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Buonasera, mi spiace dover usare l’espre ssione “incuria” ma è proprio quella che alcuni medici hanno dimostrato nei confronti di mia moglie, pluripatologica nonché diabetica, dimenticata nel limbo di chi non ha il Covid e non può essere curato in ospedale. I suoi esami e le sue visite non urgenti, lo scorso febbraio, sono state sospese e così anche le mie. La malattia ha fatto il suo corso, forse più in fretta, forse no. Ma resta l’amarezza di pensare che tutta la giusta e doverosa attenzione sul Covid, stia lasciando in un angolo gli anziani e non solo. Mia moglie aveva 75 anni ed è stato doloroso dirle addio dopo mezzo secolo di vita insieme. B . F. A .

La signora Carla (la chiameremo così) non ha più visto un ospedale o un camice bianco da quando il virus dopo l’inverno ha ripreso a galoppare verso la terza ondata pandemica. Quella che, nel giro di poche settimane, ha di nuovo affollato pronto soccorso e reparti d’ospedale, costringendo le Asl a riprogrammare le attività se non a sospendere quelle non urgenti negli ospedali per direttiva del Dirmei. Per la terza volta in poco più di un anno, visite e operazioni che potevano essere rimandate sono rimaste in sospeso.

«Tra queste – spiega il nostro lettore – c’erano anche alcune delle visite che mia moglie faceva regolarmente, benché il suo stato di salute fosse compromesso, non è stato semplice accettare di dover restare a casa in attesa che la situazione si sbloccasse». Un’amarezza che non diventa accusa, ma resta difficile da far passare. «Mi rendo conto della situazione – chiosa B.F.A. – ma vorrei che in futuro la sanità pubblica non dovesse più arrivare al punto di dover scegliere quali malati curare oppure rimandare a casa, quali considerare con più o meno urgenza, anche di fronte a una tragedia mondiale come la pandemia di Covid». Una storia su cui il giornale ha scelto di andare a fondo

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