(foto: depositphotos)
Il Borghese

Tra il virus e la “filiera”

Il 25 aprile l’Unità di crisi comunicò che i contagi da Coronavirus si erano assestati su 499 unità. E parve una buona notizia dopo i giorni più neri della pandemia. Insomma, pur con tutta la prudenza del caso, parve di scorgere un poco di luce in fondo al tunnel. Oggi i numeri sono identici ad allora: 499. E la fonte è la stessa che ogni giorno scandisce le tappe di questa tragedia. 499 contagi, 354 ricoveri, altri 22 in terapia intensiva in Piemonte. Oltre 5.700 in tutto il Paese. Come dire che stiamo camminando all’indietro come i gamberi in questa lenta, ma terribilmente costante, crescita del virus. Certo da aprile molto è cambiato, soprattutto nelle terapie di aggressione ai primi stadi della malattia, ma sono cambiati anche i soggetti interessati. Prima le statistiche quasi circoscrivevano i contagi a persone fragili e di età avanzata, oggi tutto si mescola, compaiono bambini e adolescenti, facendo scendere l’età media di alcuni decenni. Insomma cresce l’emergenza che impone a noi tutti una grande prudenza, il rispetto dell’uso delle mascherine, la pulizia delle mani, ma soprattutto di evitare luoghi affollati, assembramenti, feste e bicchierate. Anche (e mi verrebbe da dire soprattutto) quelle in casa di amici. Il periodo non è facile e se ci aggiungiamo la batosta dell’alluvione, i danni subiti dall’agricoltura e dalla vendemmia, scopriamo di essere bastonati su più fronti, compreso quello della spesa quotidiana. I prezzi salgono e gli speculatori gongolano per questa guerra tra poveri che contrappone negozianti e consumatori. Già perché mentre frutta e verdura crescono in qualche caso del 100 per cento, le tasche degli uni e degli altri diventano sempre più vuote. Colpa della “filiera”, ossia di chi trasporta, immagazzina, distribuisce, consegna. E si riempe le saccocce.

fossati@cronacaqui.it

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