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Il Borghese

Il virus corre, i tamponi no

Il virus corre, purtroppo anche a casa nostra dove si registrano 1.033 contagi in un giorno. Più del doppio rispetto a ieri, segno che le preoccupazioni dell’Unità di crisi trovano purtroppo una conferma in un clima che si carica di tensione man mano che trascorrono le ore. A cominciare dai sistemi con cui si misura l’andamento dei contagi. E in particolare sul numero dei tamponi che, in Piemonte, sono decisamente inferiori rispetto ad altre regioni, come la Lombardia, il Veneto e l’Emilia Romagna, tanto per citarne qualcuna. Semplificando, in Piemonte si riscontra un tampone positivo su quattro somministrati, in Lombardia, uno su 10. Il che fa presumere che il numero dei contagi potrebbe essere maggiore se, anche a casa nostra, venissero eseguiti gli stessi test dei nostri vicini. La dimostrazione concreta è di ieri sera: con il doppio dei tamponi del giorno prima sono più che raddoppiati i positivi. Inutile negare che il raffronto tra la nostra regione e l’Italia è sconfortante: un infetto su otto vive in Piemonte. E allora ci viene un dubbio: qui il virus corre più forte che altrove e se finora non ce ne siamo accorti è perché qui non c’è una disponibilità sufficiente dei reagenti che permettono le analisi. E dunque si fanno meno tamponi. Lo dice il virologo Giovanni Di Perri dell’Amedeo di Savoia e lo conferma una frasetta del “piano regionale per lo sviluppo delle attività di laboratorio” in cui si specifica che «le richieste di integrazione dei test per i nuovi fabbisogni ad Invitalia, non hanno sortito risultati». Parole che lasciando intuire una grave carenza di materiali che potrebbe arrivare al 50 per cento del fabbisogno per i test. Il protocollo certifica la data, quella del 25 settembre. È più che lecito chiedersi il perché dei ritardi, il rifiuto del commissario Arcuri a riaprire le forniture e il ruolo di Invitalia. E soprattutto servono risposte a questa escalation che non si può liquidare con la semplice vicinanza con la Valle d’Aosta e la Francia. Ora il problema non è sapere se qualcuno ha dormito questa estate, ma sapere come si potrà garantire la sicurezza dei cittadini.

fossati@cronacaqui.it

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