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Vinti nel sangue

Ieri il Tempo titolava in prima, a tutta pagina: “Sinistra senza vergogna. Travolta dagli scandali. Caso Soumahoro, indagati moglie e fratellastro, ma lui non si dimette. Sulle mazzette a Bruxelles Giorgi confessa e fa tremare decine di big socialisti. Il Pd fiaccato dall’inchiesta presenta un Ddl per tornare al finanziamento pubblico dei partiti”. È solo parte della melma rossa emersa dalle indagini, ma i compagni non vacillano.

Dopo aver scampato a Tangentopoli solo grazie alla tenuta stagna di Greganti, dopo aver dato per decenni del bandito latitante a Craxi (anche dopo la sua morte) adesso lo imitano. Ricordate? Craxi sotto “mani pulite” fece un coraggioso discorso in parlamento, dicendo che in mancanza di soldi pubblici tutti i partiti (nessuno escluso, specie il Pci che da 70 anni riceveva vagoni di rubli da Mosca) erano costretti a ricorrere a finanziamenti privati, e che per far finire questo malcostume era necessario ripristinare il finanziamento pubblico diretto.

Gli diedero del ladro, i rossi, ma oggi chiedono la stessa cosa, come se i Soumahoro, i Lucano, i Panzeri, i Cozzolino ecc. finanziassero il Pdi. Invece intascavano per sé, approfittando delle posizioni in cui la sinistra li aveva eletti. Perché i rossi, loro, non rubano mica: al massimo hanno un cane ladro con 24mila euro nella cuccia. Altro che supremazia morale! Eppure è in nome di essa che oggi chiedono che l’Italia renda i titoli mondiali di calcio del ‘34 e ’38 perché “vinti nel sangue”. Ah, sì? Allora vogliamo parlare dei titoli sportivi e olimpici “vinti nel sangue” (e nel doping) da Urss, nazioni del patto di Varsavia, Cuba e Cina? Per restituirli non basterebbe un Tir.

collino@cronacaqui.it

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