Erbaluce
News
IL PRODOTTO TIPICO Adesso ci sono anche i cioccolatini

Il vino doc Erbaluce, dal 1600 in Canavese: ora conquista il mondo

Nato dalle lacrime di una ninfa, secondo la leggenda. Esportato negli Stati Uniti, in Europa e in Australia

L’Erbaluce di Caluso, l’oro del Canavese. Ci sono molti prodotti tipici e caratterizzanti del Canavese, il vasto e variegato territorio della provincia a nord di Torino. Ma nessuno lo è, sicuramente, più del vino Erbaluce. Un vitigno autoctono dal quale si ricavano, fatto più unico che raro, ben tre tipologie di vini: il classico fermo, lo spumante e il passito.

L’Erbaluce, uno dei sette vitigni italiani il cui nome è indissolubilmente legato al territorio, si produce solo nel Canavese. Vino bianco sorprendente e profondo, capace di raggiungere notevole complessità, è stato tra i primi vini italiani a ottenere la doc nel 1967. Il suo nome, ricco di fascino, si deve alla favola di Albaluce.

La leggenda racconta che un tempo queste colline erano popolate da ninfe e dei venerati dagli uomini. L’Alba e il Sole, innamorati ma destinati a non incontrarsi mai, erano tra questi. Dal loro amore, grazie a un’eclissi e all’intercessione della Luna, nacque la ninfa Albaluce la cui bellezza e grazia spinse l’uomo a offrire ogni sorta di dono e omaggio.

Privatosi di ogni sostentamento l’uomo ricercò nuove terre fertili deviando il corso del lago che però travolse ogni cosa seminando morte. Il dolore fu tale che dalle lacrime di Albaluce stillate in terra nacquero tralci di vite dai dolci frutti, un’uva bianca dal nome Erbaluce.

Le prime notizie del vitigno Erbaluce risalgono al 1606, quando viene menzionato in un suo libro da Giovan Battista Croce, gioielliere presso il duca Carlo Emanuele I. Il nome del vitigno deriva dal colore che assumono gli acini in autunno: i riflessi rosati e caldi si fanno più intensi, ambrati, nelle parti esposte al sole.

E tra i tantissimi imprenditori che coltivano e producono vini e ne hanno fatto la loro ragione di vita più che un lavoro c’è Massimiliano Bianco, proprietario delle Cantine Briamara di Cuceglio. «La passione per il vino nasce da lontano in famiglia – confida Bianco – da quando nel 1931 nonno Silvio e il fratello Giuseppe reimpiantano la vecchia vigna di famiglia e prendono a vinificare».

«Ma è solo nel 2009 con l’inaugurazione a Cuceglio di Briamara che diventa da passione una vera e propria attività. Oggi abbiamo dieci ettari coltivati a vite da Caluso a Cuceglio e a Parella. Produciamo tutte e tre le varianti dell’Erbaluce e i rossi, uno con uve barbera, uno da nebbiolo e l’altro è un mix che si chiama Canavese rosso. Nella nostra cantina diamo ampio spazio anche alla promozione di prodotti locali che abbiniamo ai vini e proponiamo ai nostri clienti. Abbiamo un ottimo mercato sia locale che italiano ed esportiamo anche in molte parti del mondo: Norvegia, Svezia, Germania, Australia e in diversi stati degli Stati Uniti».

Una delle ultime “chicche” nate alla cantina Briamara sono i cioccolatini al passito di Caluso. Una vera delizia per golosi e non. Sono chiamati briamanti ed è una delle peculiarità della cantina di Bianco quella di associare ai suoi prodotti nomi molto evocati dalla ricca storia che lo stesso proprietario ha piacere di narrare a tutti coloro che si recano a Briamara, rendendo così unico e dal sapore particolare ogni acquisto.

Condividi sui social:

Scopri inoltre...

banners
Precedente
Successivo
Precedente
Successivo