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Vieni qui, che disturbi

La terza classe sui treni italiani fu abolita il 30 giugno 1956. Io avevo quasi 10 anni e me li ricordo benissimo quei vagoni “centoporte” coi sedili in legno, senza scompartimenti. Viaggiavamo sempre in terza da Torino a Laigueglia o viceversa, anche se nonna Nora aveva due ville al mare e la tuttofare fissa (posso dire tuttofare? Colf non riesco proprio a scriverlo, in un pezzo sulla mia infanzia), e mio padre una piccola bòita, la 1100 e la tuttofare in casa. Terza, senza discussioni. A me piaceva, sembrava un mondo magico, e mi permetteva quella mobilità nel vagone che i bambini con l’argento vivo addosso adorano, anche tra i continui “ven sì, ch’it disturbe”. Magica terza, con la gente che si assopiva in piedi aggrappata ai montanti dei portabagagli e il fumo nell’aria. Valigie, borse, ma anche fagotti e merende, perché da Laigueglia a Torino l’accelerato delle 17 ci metteva quattro ore e mezza, e la focaccia offerta sotto il finestrino a Finale era troppo cara. Quelle carrozze continuarono per un pezzo a girare anche dopo il 1956, col 3 sulle fiancate sostituito da un 2. Ma questo mi riporta a dopo, quando ci furono solo più le carrozze a scompartimenti, quelle coi sedili in plastica delle vere seconde. Ricordo le perlustrazioni a Porta Nuova lungo tutto il treno per vedere se c’era qualche “prima declassata”. Lo diceva un cartello bianco sui finestrini, ed era una festa salirvi e provare il brivido dei velluti rossi e dei poggiatesta in tela bianca. Mi immaginavo gran signore, anche se non potevo più correre su e giù per il corridoio perché lì era davvero proibito, la nonna non voleva perderci di vista. In terza poteva controllarci, lì no. Deliziosi profumi d’infanzia.
collino@cronacaqui.it

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