Elemosina
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LA DENUNCIA Davanti ai supermercati decine di ragazzi africani chiedono l’elemosina

Viaggio tra abusivi e mendicanti. Vuoi fare la spesa? Paga il pizzo

In tutti i quartieri di Torino schiere di questuanti marcano centri commerciali e negozi

L’ombra del racket nelle facce dei mendicanti fuori dai supermercati. La scena è sempre la stessa: un ragazzo giovane, arrivato dalla Nigeria, che parla quasi niente di italiano ma molto bene l’inglese, tiene un cappello in mano e chiede l’elemosina davanti ai negozi. Ormai in quasi tutti i market della città ci si imbatte in questi giovani che chiedono soldi.

Quello che è cambiato rispetto al passato è che non si tratta più di zingari, barboni o tossici ma di ragazzi africani. A giudicare dalle loro presenze sembra quasi che abbiano un turno di lavoro, con degli orari fissi e se uno dovesse andare via arriva subito un “collega” a dare il cambio.

«Vivo in corso Grosseto con altri miei connazionali» spiega in inglese, Hakeem, 28 anni di Abuja. L’Italia è stata la sua prima tappa in Europa, un viaggio durato mesi, fatto di pericoli e attese, attraversando il Mediterraneo con un barcone.

«Sto davanti all’In’s di via Barbera a Mirafiori – continua Hakeem – e guadagno dagli otto ai dieci euro al giorno. Non è un bel lavoro, credevo una volta arrivato in Italia che avrei trovato qualcosa di meglio». Alla domanda «hai un capo?», o «c’è un organizzazione dietro a tutto ciò?» la risposta è quasi sempre la stessa, cioè «no».

Nel giardini dietro il Carrefour Market di corso Siracusa, c’è Erik, indossa un cappello da Babbo Natale, sta seduto su una panchina con un bicchiere di carta della Coca Cola che a breve userà per raccogliere le monetine di fronte al supermercato. Una volta avvicinato la prima cosa che chiede è: «Lavoro? Hai un lavoro per me?».

Anche lui, 25 anni, arrivato in Italia dalla Nigeria, vive nelle palazzine dell’ex villaggio olimpico di Torino. Come lui ce ne sono altri, e sono tanti, in ogni quartiere delle città, come Jalil, Imam e Mahdi. Al momento nessuna inchiesta è stata aperta sul tema, nonostante questi ragazzi si trovano in tutte le principali città italiane. La domanda è: questi ragazzi devono dare i soldi guadagnati a qualche loro boss? Anche loro sono delle vittime? Domande alle quali per ora non si trovano risposte.

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