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Via al Carnevale dell’austerity, ma a pagare sono gli aranceri

Chi tirerà dovrà condividere le spese con la Fondazione dello storico evento

La battaglia delle arance si farà, ma all’insegna dell’austerity e gli aranceri dovranno metter le mani al portafoglio per condividere le spese con la Fondazione dello storico carnevale di Ivrea. Sono queste, in estrema sintesi, le novità dell’edizione 2023 della rinomata kermesse eporediese emerse nella riunione della scorsa settimana tra le componenti del carnevale, i rappresentanti della Fondazione (con il presidente Piero Gilardi), il sindaco Stefano Sertoli e rappresentanti dell’amministrazione comunale.

Dopo tre anni di stop forzato si ricomincia a parlare di carnevale. Nella zona in tanti ricordano come la battaglia delle arance sia stata proprio la prima della manifestazioni di carattere internazionale sulla quale si era abbattuto il divieto per la pandemia da Covid. C’era stata una prima giornata di battaglia delle arance quell’anno, il sabato, ma nel corso della giornata tra Prefettura e Comune erano cominciate a intrecciarsi comunicazioni e trattative finché Sertoli, suo malgrado, era stato costretto a fermare tutto.

Scatenando non poche polemiche, la domenica addirittura una fiumana di persone aveva percorso la città per protesta. Allora si era all’inizio della pandemia e pochi si sarebbero immaginati quanto avrebbe cambiato le nostre vite. Lo stop è durato per tre anni, ma ora finalmente, a costo che non cambino le situazioni epidemiche, il carnevale e la battaglia si faranno. Logicamente neppure la manifestazione eporediese è indenne dal fare i conti con gli aumenti delle materie prime e dell’energia. Si pensi ad esempio alle arance, la materia prima di eccellenza della battaglia dove nei tre giorni se ne consumano svariate tonnellate, passate da 35 centesimi al chilo a 60 centesimi, ma anche la bolletta energetica per le serate carnevalesche.

Nei precedenti bilanci il Comune stanziava 300mila euro, ma quest’anno le previsioni sono più nere. Le soluzioni sono quelle di mettere tutti una mano sul cuore e l’altra sul portafogli e una delle ipotesi potrebbe essere quella di chiedere ad ogni arancere una quota sull’iscrizione da devolvere alla Fondazione per collaborare a sostenere i costi, oppure rinunciare a quegli eventi collaterali non indispensabili per la festa come ad esempio la festa notturna del giovedì grasso. Carnevale sia ma con parsimonia.

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