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Cronaca
IL CASO

«Vi garantiamo il 10% di interessi»: la truffa da 100 milioni coi Bitcoin

Centinaia di torinesi fra le vittime. Aperta un’inchiesta, il Codacons invita tutti a fare denuncia

Il versamento iniziale era di 10mila euro: «Comprate i Bitcoin, noi vi assicuriamo il 10% di interessi al mese». E i soldi arrivavano anche: così gli investitori si convincevano ad aumentare la cifra, fino a 50mila o 100mila euro. Alla fine la New Financial Technology sarebbe riuscita ad accumulare 100 milioni, di cui ora non c’è più traccia: per questo la procura di Pordenone ha aperto un’inchiesta sulla presunta “truffa delle criptovalute”, in cui sarebbero cadute 6mila persone in tutta Italia. Di queste, centinaia sarebbero torinesi: «Stiamo invitando tutti a fare denuncia» riferisce l’avvocato Bruno Barbieri, vice presidente nazionale del Codacons, che sta seguendo la vicenda.

Stando a quanto ricostruito dall’associazione dei consumatori, la procura di Pordenone ha aperto un’indagine preliminare sulla New Financial Technology (Nft), società con sede a Londra, ma fondata a Silea (Treviso), che prometteva ai suoi clienti rendimenti mensili del 10% sui bitcoin depositati. La Guardia di finanza sta indagando e le ipotesi di reato sono, al momento, truffa aggravata ed esercizio abusivo dell’attività di intermediazione finanziaria a carico dei tre soci fondatori di Nft, Christian Visentin, Emanuele Giullini e Mauro Rizzato, oltre a Mario Danese, anche lui in società fino allo scorso maggio, oltre a Michele Marchi e Maurizio Sartor, gli agenti che facevano da intermediari nella raccolta clienti: «Il sistema funzionava con il passaparola – ricostruisce Barbieri – Qualche vittima comunicava ai broker addirittura una lista di amici che potevano diventare investitori. Così sono riusciti a intercettare 6mila persone».

I soldi arrivavano davvero, almeno all’inizio. Perché, secondo l’accusa, la Nft usava il cosiddetto “schema Ponzi”, che permette forti guadagni ai primi investitori a discapito dei successivi: in pratica, i primi ricevevano gli interessi grazie ai soldi versati dai secondi. Così i primi pagavano ancora. Fino a quando lo schema permetteva ai presunti truffatori di passare all’incasso: «Così avrebbero fatto sparire circa 100 milioni» riflette ancora il legale del Codacons, che sta raccogliendo denunce da tutta Italia. Molte stanno arrivando da Torino, dove l’associazione ha anche organizzato delle assemblee in presenza (si può ancora aderire chiamando il numero verde 800-05.08.00): «Le stiamo mettendo tutte insieme in questi giorni. Nel frattempo gli indagati stanno proponendo pubblicamente degli accordi di risarcimento per il 21 novembre, esattamente il giorno dopo del termine per presentare le querele. Una tempistica quantomeno sospetta».

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