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Buonanotte

Verso il burrone

La prima legge sull’abolizione degli enti inutili risale al 1956, e nel corso di questi 60 anni sul “vaste programme” si sono cimentati in diversi (Bersani, Calderoli, Monti) senza apprezzabili risultati Gli enti tagliati risorgono sotto altro nome, o vengono prorogati sine die con decreti ministeriali, o ricorrono vittoriosamente al Tar e al Consiglio di Stato, o resuscitano grazie ad emendamenti nascosti nelle leggi più disparate. Il loro elenco completo non è nemmeno disponibile, né si riesce a sapere le loro mansioni precise, a vederne i bilanci, a quantificare gli emolumenti degli addetti. Il Codacons stima in 13 miliardi il costo annuo di questo immane sprechificio: quasi un terzo di manovra economica. E non se ne esce. E’ una forma come un’altra di assistenzialismo non dovuto. Chiamateli come volete quegli stipendi inutili. Rendite di posizione. Privilegi feudali. Parassitismo clientelare. Pensioni anomale. Ci sono legioni di persone in Italia che ricevono ogni 27 del mese un bonifico sul conto corrente, non giustificato da prestazioni (spesso neppure richieste). L’assalto alla diligenza dura da sempre, ma una volta la diligenza correva. Magari con fatica, ma correva lo stesso. Ora la crisi e la globalizzazione l’hanno appesantita, e i cavalli a tirare sono diminuiti. Sono stremati, e presto scoppieranno. Ma intanto la gente continua ad arrampicarsi sull’imperiale. I precari regolarizzati (tra cui presto i 3mila inutili navigator del reddito di cittadinanza), i quota cento, gli immigrati, gli esuberi Ilva, Alitalia, Whirlpool e altri, tutti sul tetto. Ci arrabbiamo quando l’Europa ci fa la ramanzina, ma siamo solo una Grecia più riottosa.

collino@cronacaqui.it

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