E se ventuno vi sembran troppi…

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Con la benedizione di Bruxelles e dei “mercati” è nato il governo giallorosso. Il suo primo record, manco a dirlo, è stato quello dei ministeri: ventuno. Se ne aggiungevano uno, potevano fare il torneo ministeriale di calcio. Potevano inventarsi un nuovo Ministero dei guardaroba per la Appendino, ad esempio, visto che sembra quasi che abbiano scelto i
ministri in base al cognome: Speranza alla Salute, Bonafede alla Giustizia, Guerrini alla Difesa, Costa al Territorio e mare, Boccia agli Affari regionali, Provenzano al Sud, Spadafora allo Sport. D’altra parte il loro burattinaio è un comico, l’avranno fatto apposta,
appurato che la competenza è l’ultima delle prerogative di cui si sia tenuto conto nelle nomine. La presenza femminile non è paritetica, ma in cambio è preponderante quella meridionale: quasi due terzi dei ministri (13 su 21) vengono da Roma in giù.
Con Mattarella (palermitano) e Conte (foggiano) sono quindici. È la parte produttiva del paese che giustamente ha rivendicato la sua rappresentanza. Ma l’emblema del nuovo governo è lui, Giggino di Maio, Ministro degli esteri. Uno che non solo non è laureato, ma non mastica neppure una parola d’inglese, né di altre lingue straniere. Uno così padrone della storia da scagliarsi contro il “feroce dittatore venezuelano Pinochet”. Uno così dotato del senso diplomatico da farsi filmare a Parigi con Di Battista mentre parla a un gilet giallo che invoca “un golpe militare armato” contro Macron. Uno così modesto che si vanta di essere amico personale del Presidente cinese Xi Jinping, che chiama affettuosamente “Ping”. L’unico pregio? È bello e simpatico. Ma fallo anche brutto e antipatico!

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