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Cronaca
IL FATTO

Venti di guerra tra Russia e Ucraina: pronti a partire anche i nostri Alpini

Nelle missioni sul confine orientale dell’Europa sono impiegati anche gli artiglieri della Taurinense

Il cannone del Centauro ha una bocca di fuoco da 105 millimetri, un sistema di puntamento semiautomatico e la capacità di sparare anche in movimento, tanto sa essere leggero per quanto blindato. È il carro armato con cui, ancora alla fine di gennaio, si sono addestrati gli uomini della Brigata Alpina Taurinense in Lettonia, nell’ambito della missione Nato di cui il Pentagono avrebbe già previsto l’impiego sul “fronte caldo” tra Ucraina e Russia. Annunciando, solo per ora, l’invio di altri 3mila uomini per difendere i confini di Polonia e Romania, che andrebbero ad aggiungersi agli altri 8.500 già messi in stato d’allerta.

Venti di guerra che agitano non poco l’Italia e, nell’eventualità di un conflitto (ieri si parlava di mercoledì come giorno del possibile attacco), potrebbero vedere coinvolti anche 200 nostri artiglieriQuelli attualmente impegnati nelle esercitazioni delle “Guardie Baltiche” già presenti da oltre sei anni sul fronte orientale dell’Europa, su richiesta dei Paesi che vedevano deteriorarsi la sicurezza alle frontiere della Ue. Un “battaglione” schierato dalla Nato come Enhanced Forward Presence con 1.500 soldati e truppe provenienti anche da Albania, Repubblica Ceca, Islanda, Montenegro, Polonia, Slovenia, Spagna e Slovacchia. Un baluardo nella difesa dell’Europa, «una misura proporzionata e pienamente in linea con l’impegno internazionale della Nato, che intende rafforzare il principio di deterrenza dell’Alleanza» come spiegano dallo Stato Maggiore dell’Esercito. «In particolare, aver rafforzato la presenza rappresenta un chiaro esempio della determinazione nell’assolvere la missione primaria di sicurezza collettiva dell’integrità territoriale euroatlantica contro ogni possibile aggressione e minaccia, nonché di riaffermazione della coesione e della solidarietà tra Paesi membri».

Una componente minima di un massiccio impegno sul “fronte orientale”, confermato negli scorsi giorni dal ministro della Difesa, Lorenzo Guerini. L’Italia vedrebbe coinvolta anche l’Aeronautica con una squadriglia di caccia Typhoon dell’Air Black Storm, che fino ad aprile pattuglieranno il Mar Nero con 140 piloti. Stessa area in cui operano la fregata Fremm Carlo Margottini e il cacciamine Viareggio con 200 marinai, ma dove è in arrivo anche la portaerei Cavour con a bordo gli F35 per un’esercitazione Nato con la portaerei americana Truman e la francese Charles de Gaulle. Con uno stanziamento complessivo non indifferente, calcolato in circa 78 milioni di euro dall’Osservatorio Milex. Cifra che Roma potrebbe anche incrementare, se Putin decidesse di rompere una sempre più fragile “tregua olimpica”.

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