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Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

Vent’anni di safari

Vent’anni fa, più o meno, nei primi tempi di questo giornale, ero – per fortuna di spalle – in prima pagina intento a spingere la carrozzina del nostro collaboratore Gerardo all’ingresso di Palazzo Civico. Avevamo passato ore a girare per Torino, nei luoghi di lavoro – anche quelli istituzioni, per lui che avrebbe dovuto frequentarli, da giornalista – a quelli della quotidianità. Era venuto fuori il ritratto di una città a ostacoli. Il giornale, poi, fu protagonista e fautore di una grande campagna: «Togliamo il gradino», con l’invito a eliminare quella che può sembrare una piccola barriera, ossia il basso gradino di molti negozi, ma per chi è in carrozzella è come il passo di Armstrong sulla Luna. Adesso, riguardando il servizio di Federico Gottardo, mi pare che ben poco sia cambiato. Lo dice anche il protagonista della nostra inchiesta, un architetto: da vent’anni ripetiamo le stesse cose. Certo, questo non significa che nulla sia stato fatto, anzi. E indubbiamente sono diversi i luoghi dei maggiori disagi. Ma alcune situazioni rimangono le medesime: certi sportelli bancomat che divengono inaccessibili – o complicati da raggiungere – magari non a causa della struttura della banca, ma dello striminzito marciapiede di fronte; le strade le conosciamo bene, tra buche e rattoppi e qui possiamo dire che sì qualcosa è stato fatto, ma ogni volta peggio; poi ci sono i monopattini abbandonati, o i cantieri… Una gimcana pericolosa come un safari. E i guai valgono anche per gli anziani, per chiunque abbia una difficoltà. Perché tutti noi potremmo, a un certo punto essere disabili, anche solo per una gamba ingessata o per un incidente. Ecco, pensiamoci, sul serio: non è sempre il problema di qualcun altro.

andrea.monticone@cronacaqui.it

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