Venezia (Depositphotos)
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Venezia sventola bandiera bianca

Parto da due piccole notizie. La prima è che a Venezia i mercati millenari di Rialto, i banchi di pesce, carni, frutta e verdure che tutti abbiamo visto e apprezzato sotto le grandi tettoie ai piedi del ponte, stanno per chiudere. Pochi esercenti resistono più per affetto che per guadagno, ma presto quello e altri famosi mercati (come quello di Porta Palazzo, sempre più butterato di stand vuoti e spiazzi inoccupati fra i banchi) saranno costretti a trasformarsi in falsi, folkloristici e costosi mercatini per turisti. Oppure a chiudere come i loro fratelli maggiori, i negozi di quartiere, uccisi dalla grande distribuzione. A Venezia anche dalla mancanza di popolazione locale, di vita quotidiana spicciola. Ormai Venezia è una Disneyland in muratura, una location ad esclusiva fruizione turistica, con addetti pendolari e neanche più veneti. L’altra notiziola è che l’isola cambogiana di Phu Quoc, paradiso incontaminato che viveva di pesca e agricoltura, è stata trasformata da un miliardario in un enorme resort con aeroporto per i charter internazionali, 12mila camere, casinò, zoosafari e persino una Venezia in miniatura. Abbiamo un tesoro noto e amato in tutto il mondo (le Venezie false pullulano dappertutto) e lasciamo morire quella vera. Non distruggendola fisicamente o sfigurandola (anche se ci siamo andati vicino lasciando sfilare le grandi navi davanti a San Marco), ma togliendole l’anima, cioè gli abitanti autoctoni con la loro quotidianità. Sono contento di avere ancora conosciuto e adorato la Venezia vera, coi suoi bacari e il suo dialetto echeggiante nelle calli. Il futuro sarà invece folla anonima, boutiques, orgia di selfie e caciara multilingue. De profundis.

collino@cronacaqui.it

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