Gli amici di Andrew Yomi
Cronaca
LE TESTIMONIANZE

Vendeva i mobili vecchi e aiutava i volontari: «In casa faceva entrare solo chi conosceva»

I residenti: «Oggi è toccato a uno di loro, ma potrebbe capitare a noi»

Andrew Yomi pagava regolarmente l’affitto, un posto letto a qualche capo bastone dell’ex Moi. Nessuno aveva mai avuto da ridire. «Ci teneva a stare tranquillo – spiega il vicino che lo ha trovato cadavere -, non voleva avere problemi con nessuno e come rigattiere sembra che avesse ingranato. Guadagnava il necessario per vivere». Nella sua stanza non aveva mai invitato nessuno: «Dormiva da solo in un letto matrimoniale, ma non aveva mai ospitato amici o connazionali, se non la sorella, due anni fa, e solo per qualche giorno». All’ex Moi, dove la palazzina arancione è letteralmente circondata da quintali di masserizie e rifiuti, tra chi vive lì, nessuno ha visto nulla, almeno così dice. C’è solo un volontario dello sportello che si occupa di profughi che spiega: «Io lo conoscevo da un paio d’anni. Non era un ragazzo problematico e non ha mai dato alcun problema, anzi, spesso ci dava una mano con gli altri. Conosco anche il ferito di via Pietro Micca, ma non credo i tra i due fatti ci sia una relazione. Secondo me è un caso che siano avvenuti uno dietro l’altro».

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