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Veli e botte

Che strano questo mondo moderno in cui alla possibilità di spostarsi velocemente da una parte all’altra del pianeta e di comunicare con tutto il mondo in tempo reale non corrisponde un’omogeneità di sviluppo, per cui coesistono società giunte a fasi di sviluppo distanti, dal preistorico di certe tribù amazzoniche all’ipermoderno dell’occidente politicamente corretto. E così succede che mentre il Cambridge Dictionary (il più importante vocabolario di inglese) alla voce “donna”, in aggiunta all’accezione “essere umano femmina adulto”, scrive “persona adulta che vive e si identifica come femmina anche se alla nascita potrebbe esserle stato attribuito un sesso diverso” sdoganando i trans, una 22enne iraniana (Mahsa Amini) viene ammazzata di botte perché una ciocca di capelli le esce da sotto il velo. Mentre in Italia il ristoratore che un anno fa all’uscita dello stadio dette una pacca sulla natica della giornalista Greta Beccaglia viene condannato a 18 mesi di galera e a 16mila euro di risarcimento, in Afghanistan viene proibito alle donne non solo l’accesso all’Università, ma anche alle superiori. Uomini di qua, maschi di là, con regole diverse. Ma non inorridite. Le donne in occidente sono fresche di emancipazione. In Italia hanno potuto votare solo nel 1946. Fino al 1965 potevano essere picchiate dal coniuge (“legittima correzione”). Fino al 1981 potevano essere uccise quasi impunemente dal marito tradito (delitto d’onore). A scuola fino agli anni ‘50 niente classi miste, e in chiesa uomini di qua, donne di là col velo in testa. Io non ci sarò più, ma sarei curioso di sapere come sarà l’Europa fra un secolo, con l’Islam al potere. Guarderò da lassù.

collino@cronacaqui.it

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