Flush Toilet close up shot for background
Buonanotte
EDITORIALE DEL GIORNO

Vecchio sciacquone

Secondo voi è una notizia strana che la Corte d’Appello di Genova si sia occupata di sciacquoni condannando quattro fratelli di La Spezia (che erano stati assolti in primo grado) per il rumore di scarico del loro cesso, attiguo alla camera da letto dei vicini (un’anziana coppia)? Ed è strano che la Cassazione abbia confermato la sentenza costringendo i fratelli al pagamento di danni per 9.500 euro, oltre alle spese legali e processuali? No, non è strano. Al massimo curioso. Dimostra in ogni caso che chiunque in Italia può ottenere giustizia fino al terzo grado, anche su argomenti futili. Che poi il termine “futili” è soggettivo: per la coppia che non riusciva a dormire per gli scrosci notturni il danno non era futile, tanto che le è stato riconosciuto, e in misura cospicua. Non era lite temeraria, perché non era pretestuosa, non era stata avviata per procrastinare uno sfratto o un pagamento. Non valeva neanche il principio “de minimis non curat praetor” perché l’entità del danno riconosciuto non è stata minima. Questione di decibel. Resta il fatto che in un’Italia in cui tutte le città e moltissimi paesi sono attraversati da treni ben più rumorosi di uno sciacquone, ha perso quest’ultimo. Lo stesso vale per autostrade, aereoporti e altri rumori notturni molesti (moto smarmittate, discoteche, botti…) specie d’estate con le finestre aperte. E che dire, negli alloggi dalle pareti fini, dei gemiti e delle urla emessi dalle coppie focose nei rapporti intimi? Niente. Tutto lecito, o almeno difficile da perseguire. Solo lo sciacquone è alla gogna. Rassegnatevi. Se la vescica e l’intestino non possono attendere, fate, ma per tirare la catena aspettate le otto.

collino@cronacaqui.it

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