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IL REPORTAGE

Vandalizzati, murati e imbrattati. E’ la triste eredità dei vespasiani

Dalle latrine del Valentino a Mirafiori. Così i bagni pubblici cadono a pezzi

In città erano noti come “vespasiani Renzi”. La politica, ovviamente, non c’entrava. Il motivo era che l’azienda produttrice di questi orinatoi pubblici si chiamava “Società Anonima Umberto Renzi”. Oggi a Torino vespasiani in piedi se ne trovano ancora. Circa una quarantina, anche se qualche domanda bisognerebbe porsela sulle condizioni in cui versano. La maggior parte è infatti vandalizzata, piena di scritte e disegni orribili. In centro città il caso più clamoroso è senza dubbio quello delle latrine del Valentino.

Due strutture storiche cadute da anni nell’incuria e, tra l’altro, nemmeno più utilizzabili. «Bisognerebbe recuperarle», auspicano i tanti frequentatori del parco. Vespasiani se ne trovano anche in corso Matteotti e in corso Vinzaglio. Anche questi, però, sono ridotti maluccio. Così come quello sito in via Sacchi, in prossimità della fermata del tram 4. Un’altra bella struttura, diversa dalle altre come forme e tipologia, è invece presente in piazza Villari, a Borgo Vittoria. Ma il vandalismo non l’ha comunque risparmiata. La mappa dei vecchi orinatoi cittadini prosegue e le strutture, a dire il vero, sono più numerose di quanto si possa immaginare.

Ne abbiamo in corso Racconigi, corso Trapani e corso Francia. E poi, spostandoci a Torino Nord, in piazza Abba, corso Novara e corso Toscana. A San Salvario c’è un vespasiano, malconcio, nel viale centrale di corso Marconi. A Mirafiori ce ne sono parecchi, ad esempio in corso Tazzoli, corso Agnelli e via Roveda. Quest’ultimo, almeno, è stato recuperato dai writers che l’hanno abbellito con un bel murales in luogo delle brutte scritte precedenti. E l’elenco, consultabile sul sito di Amiat, potrebbe continuare ancora.

Tuttavia, il problema è appunto che la stragrande maggioranza di questi orinatoi – chiamati col nome dell’imperatore romano Vespasiano non perché li aveva fatti erigere, ma per il fatto che li sottopose a tassazione – è stata lasciata nel degrado. Ed è un peccato. Anche il grande cantautore Gipo Farassino ne sarebbe dispiaciuto. Lui che nel 1971, in una canzone intitolata “Per ’l decoro ’d la sità”, si poneva il problema-vespasiani lamentandosi del fatto che l’allora amministrazione aveva deciso di abolirli.

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