Il valzer delle cifre

Per l’Istat ci sarebbero in Italia 11.600 morti Covid da aggiungere ai 32.330 contati finora. Dato ottenuto sottraendo ai morti totali degli ultimi 4 mesi 2020 la media-morti di quel periodo nel quinquennio scorso. Ma cosa significa “ci sarebbero”? Sì o no? E l’Istat che dà il conto ufficiale dei morti, cifra che nel mondo tutti taroccano perché essere sinceri non conviene, nuoce al Pil e all’immagine. Non sapremo mai il numero esatto delle vittime a livello planetario. Basta usare criteri di conto diversi. È la famosa questione dei “morti per” e “morti con” aggravata dal fatto che sia ‘per’ che ‘con’ dipendono dai tamponi, occultabili, fallibili e comunque effettuati su percentuali diverse di popolazione (esempio: Islanda 11,59% degli abitanti, Francia 0,58). Meno male che la quota di 325mila morti per Covid registrati (finora) nel mondo è sideralmente lontana dai milioni di morti del secolo scorso per spagnola, fossero essi 27 o 100. Dei numeri ‘ufficiali’ non c’è da fidarsi, oggi come allora. In questi giorni l’Italia riparte tra mille dubbi e difficoltà, invidiando la Svezia che non si è mai fermata. Poi Reuters comunica che nell’ultima settimana i morti in Svezia galoppano: 6,25 al giorno per milione di persone (la media più alta al mondo) contro i 3,49 della Francia e i 3 dell’Italia. Ma allora? Clausure e misure, servono o no? Secondo il consigliere Oms Johan Giesecke, no. Ritardano semplicemente l’inevitabile numero di casi e decessi. «La percentuale morti/abitanti in ciascun Paese tra un anno – ha scritto su Lancet – sarà simile, indipendentemente dalle misure adottate». Vi fidereste, davanti a questo parere, ad abolire mascherine, igienizzazioni e distanze?

collino@cronacaqui.it

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