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Salute
IL FATTO

Vaiolo delle scimmie a Torino: un primo caso dal Portogallo

Un uomo di 46 anni ha scoperto la malattia dopo aver fatto visita al compagno

All’inizio ha pensato a una macchia della pelle, forse, ad un brufolo. Poi, quando si è trovato lesioni su tutto il corpo ha pensato a una infezione molto più seria e si è rivolto al Centro multidisciplinare per la Salute Sessuale dell’Ospedale Oftalmico. E il timore di aver contratto il “vaiolo delle scimmie” non era solo più un’ipotesi remota. Per un uomo di 46 anni, appena rientrato dal Portogallo dove era andato a trovare il compagno, la conferma è arrivata insieme con la diagnosi: Monkeypox, come ha confermato il laboratorio dell’Amedeo di Savoia. Il primo caso sotto la Mole Antonelliana per cui, al di là dell’attivazione dei protocolli sanitari già previsti a livello nazionale, non è scattata una particolare allerta se non il tracciamento dei contatti del malato che dovrà restare in isolamento a casa propria. Dove già si trova, «sebbene non abbia particolari sintomi e sia stato già sottoposto a una terapia» come spiegano dall’Asl, specificando come la trasmissione non rappresenti un rischio particolare dal momento che «la diffusione avviene per scambio di liquidi e contatti stretti».

IL RITORNO DEL VAIOLO
La malattia è tornata in Italia lo scorso maggio ed è stata diagnosticata per la prima volta dopo oltre quarant’anni all’Istituto Spallanzani di Roma. A poche settimane da quando era toccato al Regno Unito dare l’allarme. Il 6 maggio, per la precisione, quando un uomo proveniente da un viaggio in Nigeria si era trascinato con sé il virus. Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità sono 901 i casi in Europa. Il doppio a livello mondiale. «Serve fare attenzione perché non ci si vaccina più dal 1977» aveva spiegato il professor Luigi Di Perri dell’Amedeo di Savoia quando l’infezione aveva superato i nostri confini. «Ora i casi complessi stanno rallentando e quelli nuovi sono circoscrivibili alla comunità omosessuale, a seguito di raduni alle Canarie, a Anversa e Madrid».

DALL’AFRICA ALL’EUROPA
La malattia è stata osservata per la prima volta nel 1958. Il linguaggio tecnico la definisce un “zoonosi” presente in alcuni villaggi tra Congo e Sudan. Una delle cause del suo ritorno in Europa, secondo gli esperti, potrebbe essere proprio l’indebolimento della copertura vaccinale, sospesa nel 1977 e abolita nel 1981. La patologia, al momento, presenta sintomi vari ma in genere lievi, come febbre, dolori muscolari, cefalea, rigonfiamento dei linfonodi, stanchezza. E lesioni. Anche sugli organi sessuali.

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