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IL CASO

Vaccini, adesso si parte con gli over 70

Oggi l’incontro con i medici di famiglia dopo l’autorizzazione del ministero per AstraZeneca a partire dai 65 anni

Accelerare sugli ultraottantenni con più patologie gravi sfruttando Pfizer e Moderna, almeno per una delle dodici indicate dal protocollo del ministero della Sanità, oltre che partire al più presto con le iniezioni ai cittadini tra 70 e 79 anni. Forse, già dalla prossima settimana. Queste le due prospettive che potrebbe indicare la Regione ai medici di famiglia delle Asl, oggi, per far partire le vaccinazioni su un’altra considerevole fetta della popolazione, confrontandosi anche con la categoria. Che se non potrà cominciare a iniettare il vaccino da subito presso l’ambulatorio, almeno, dovrebbero poter prenotare nuovi assistiti per un appuntamento nei i centri vaccinali già organizzati. E questo potendo contare anche sul recente via libera ottenuto dal ministro Roberto Speranza all’utilizzo delle fiale di AstraZeneca oltre i 65 anni di età.

A battere il tempo è il governatore Cirio che ha chiesto al Csi di aggiornare al più presto il sistema di prenotazione anche per le fasce d’età più giovani. Così come ha fatto la Regione Lazio che, da domani, comincerà a raccogliere le preadesioni. «Noi saremmo pronti da gennaio, ora, dobbiamo solo capire se e come saremo coinvolti a di là delle prenotazioni» commenta Roberto Venesia della Finmg. «Non possiamo pretendere che i nostri colleghi inoculino nei loro ambulatori, così, dall’oggi al domani: prima vogliamo confrontarci» aggiunge Mauro Ciponte dello Snami, entrambi ancora in attesa della convocazione dalla Regione Piemonte. Le fiale non dovrebbero mancare dal momento che, sempre oggi, dovrebbero entrare in magazzino altre 57mila fiale di Pfizer, mercoledì 53.500 di AstraZeneca. Il picco delle inoculazioni era stato raggiunto lo scorso venerdì, con 13.467 iniezioni, con l’obiettivo di raggiungere almeno le 20mila al giorno, come annunciato dal commissario Rinaudo. A rendere più complesso il lavoro è la complessità di organizzare il personale in sufficienza e quella delle strutture adibite per cui esiste un piano globale tarato su un calendario che evolve di settimana in settimana. Dalle ultime indicazioni arrivate dal nuovo commissario per l’emergenza Covid, Paolo Figliuolo, sarebbe dell’1% la riserva che le Regioni dovrebbero tenere, consumando man mano le dosi a passo di marcia. Che potrebbe aumentare proprio con il coinvolgimento dei medici di base, ma quando sarà risolto il “braccio di ferro” con i sindacati, per cui il segretario dello Smi, Antonio Barillà continua a sostenere che senza infermiere o un secondo medico nessuno dei colleghi riuscirebbe a garantire la profilassi ai proprio assistiti in studio. Sul punto a far chiarezza è stato l’Ordine dei Medici per cui la firma del consenso informato non sarebbe un ostacolo ma un dovere del medico. Secondo la Regione, invece, il problema sarebbe superato sfruttando i centri vaccinali. Nel frattempo il Piemonte sta per arrivare a 500mila vaccini somministrati, dopo le 12.473 iniezioni di ieri, di cui 7.018 destinate agli ultraottantenni. Il totale dall’inizio della campagna è arrivato a 496.552 dosi utilizzate, pari all“84,6% di quelle finora consegnate alla Regione, ovvero 586.770. I richiami sono a quota 153.215 dopo gli ultimi 2.348 di lunedì.

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