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Cronaca
VENARIA REALE

Alloggi, ville e conti correnti: l’usuraio saluta il suo tesoro

La polizia ha sequestrato proprietà per 1 milione e mezzo di euro

A giugno 2016 era stato arrestato per usura, dopo che aveva prestato denaro a strozzo per anni: «Non ti preoccupare, una mano posso sempre dartela io» diceva con modi gentili Angelo Ferrara, 70enne di Venaria Reale. Poi chiedeva interessi stratosferici, tanto da riuscire a “incassare” 1 milione e mezzo di euro nel corso della sua “carriera professionale”. Almeno quello è il valore dei beni sequestrati in questi giorni dalla Divisione Polizia Anticrimine della Questura di Torino. Un intervento che anticipa la confisca definitiva delle proprietà, visto che Ferrara ha già riportato condanne penali definitive per il reato di usura nei confronti di oltre 30 vittime. Ora, su proposta del Questore di Torino, è partito il provvedimento adottato dalla sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Torino: è stato sequestrato il “tesoro” di Ferrara, che consisteva in tre appartamenti e tre box auto nel capoluogo, un appartamento a Carmagnola, una villetta a Venaria Reale, un appartamento con relativi terreni in provincia di Cuneo, oltre ad un’auto, a diversi conti correnti bancari e a polizze assicurative per un valore complessivo di circa 1 milione e mezzo di euro. Ai tempi del suo arresto, gli inquirenti avevano ricostruito che l’usuraio incontrava le sue vittime con cadenza mensile in luoghi prestabiliti. Sempre a Torino, mai a Venaria. E loro dovevano presentarsi con i contanti pronti per provvedere ai pagamenti. Nello specifico, il 70enne venariese risulta «inserito ormai da molti anni in un contesto criminale riguardante i prestiti di denaro ad elevato tasso di interesse». I suoi clienti erano soprattutto piccoli imprenditori in difficoltà di Torino. Ma prestava soldi anche ai giocatori d’azzardo del Casinò di Saint Vincent (Aosta). Nel corso di una perquisizione condotta presso la sua abitazione il giorno dell’arresto, a Ferrara erano già stati sequestrati più di 55mila euro in contanti, cambiali per oltre 60mila euro e assegni per 90mila euro, privi di data e già firmati, verosimilmente detenuti a garanzia delle somme concesse in prestito alle vittime.

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