Vincenzo Rignanese, ex assessore ai Trasporti a Settimo
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«Usura da parte delle banche». E l’assessore lascia la giunta

Vincenzo Rignanese ha annunciato anche l’inizio dello sciopero della fame

Prima ha deciso di dimettersi da assessore, poi ha iniziato uno sciopero della fame: «Voglio che si faccia giustizia sul dramma che stiamo vivendo io e la mia famiglia: sono vittima di usura da parte delle banche ma le indagini sono ferme in Procura da tre anni».

E’ il grido lanciato da Vincenzo Rignanese, fino a lunedì assessore ai Trasporti a Settimo. Adesso, dopo vent’anni di attività politica con Forza Italia e i Moderati, ha deciso di mollare tutto e dedicarsi alla battaglia a favore dalla sua azienda.

E’ stata proprio la situazione della Fir srl di Settimo a spingere Rignanese alle dimissioni e allo sciopero della fame: «Noi vendiamo prodotti termoidraulici – premette l’imprenditore 47enne, residente a San Mauro -. Nell’aprile del 2013, dopo trent’anni di attività, siamo stati investiti dalla crisi del settore edile. Nel frattempo le banche ci hanno protestato alcuni pagamenti nonostante ci fosse la copertura finanziaria e poi hanno emesso dei decreti ingiuntivi, impedendoci pure di utilizzare i conti correnti». L’ex assessore è convinto che questo comportamento sia stato scorretto: «Non riuscivo a capire cosa fosse successo. Così ho indagato e ho capito che il problema partiva dagli “sconti fatture”: le banche mi finanziavano il 70% delle fatture anticipate ma poi mi facevano pagare gli interessi sul 100% del valore. Il risultato era che la mia azienda pagava praticamente tassi usurai sul capitale finanziato, considerato che i nostri ricavi medi erano del 17%».

Una volta emersa questa situazione, Rignanese ha presentato una querela: «Il perito nominato dalla Procura ha accertato l’usura e infatti il pubblico ministero ha concesso la sospensione dei decreti ingiuntivi. Da allora, però, non si è mosso più nulla: la mia querela è ancora pendente e intanto la Fir continua a far fatica. Almeno siamo riusciti a resistere finora ma non so quanto andremo ancora avanti: se le indagini si fossero mosse in fretta, a quest’ora il processo sarebbe già partito e magari la mia azienda sarebbe riuscita a ottenere qualche risarcimento».

Il politico ci sperava, anche perché non ha ottenuto nessun altro aiuto: «Ho fatto domanda ai sensi di legge per l’accesso al fondo delle vittime dell’usura, richiedendo un mutuo per riavviare l’attività imprenditoriale. Ma, dopo tre anni, non ho ancora ricevuta nessuna risposta, né favorevole né contraria: sono vittima di un reato subdolo e non riesco a ottenere giustizia perché continuo a sbattere contro un “muro di gomma”».

Per questo ha deciso di dimettersi e iniziare lo sciopero della fame? «Avevo due strade: togliermi la vita o soccombere passando i giorni restanti a gridare all’ingiustizia. Ho scelto la seconda ipotesi, sperando che il “sistema giustizia” la smetta di ignorare questi drammi. Quindi continuerò a non cibarmi e a non curare eventuali patologie che potrebbero insorgere: se non servirà a me, spero che la mia battaglia possa essere almeno di aiuto ad altri imprenditori che stanno vivendo situazioni simili».

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