Foto di repertorio (Depositphotos)
Il Borghese

Uomini rapaci e lacrime di bimbo

Che cosa c’entra uno zainetto marrone e verde con cinque peluches a forma di riccio, con la criminalità che scorrazza sulle nostre strade? Intanto c’entra con il cuore, per l’esattezza con il cuore di un bimbo che li considerava i suoi compagni di gioco, che li chiamava per nome, che li stringeva a sé, proprio sul cuore, quando la mamma spegneva la luce della sua cameretta. E c’entra con quei balordi che non esitano a sfondare il baule di un’auto parcheggiata a caccia di qualcosa da rivendere. Come quello zainetto marrone e verde. Un bottino da pochi euro forse da investire in una dose perché è quasi sempre il bisogno di droga che spinge quei banditi da strapazzo ad agire e che noi, nel buonismo che ci accompagna da troppo tempo, definiamo solo microcriminali. Così il cuore di un bimbo che scoppia in lacrime per questa violenza, si mescola con la crudeltà e l’arroganza di ladri spesso impuniti che vagano indisturbati a caccia di una preda. Sciacalli che una volta, quando ancora la malavita aveva una dignità, erano costretti a vivere nell’ombra per evitare punizioni assai peggiori della galera. Qualcuno potrebbe obiettare che stiamo parlando di un reato da poco, ma anche il cuore ha i suoi diritti e quello di un bimbo ancora di più. Per me quel furto perpetrato nel parcheggio della Sacra di San Michele dove due nonni avevano parcheggiato la loro auto poi violata da un piccolo criminale, per trascorrere qualche ora con il loro nipotino, assume un significato che travalica la gravità del reato e insegna purtroppo ad un piccino quanto può essere crudele il mondo degli adulti.

fossati@cronacaqui.it

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