Bruxelles - commissione europea
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Uno vale… zerovirgola

Noi facevamo il vino tokai, in Friuli, da secoli. Poi sono arrivati gli ungheresi (che non erano ancora neanche nella UE), e ci hanno fatto causa. Proibito usare quel nome. Neanche uno simile, come tokay, tokaij, toccai. Niente. E noi, ligi, abbiamo smesso. Scrivevamo anche “Méthode champenoise” sui nostri spumanti. Stop dalla Francia: champenoise ricorda troppo la parola champagne. Vietata. E noi ora scriviamo “metodo classico”. Adesso la Croazia chiede all’Europa la tutela del marchio Prosek per invadere il mercato del Prosecco. Tocca a noi difenderci a Bruxelles. E a chi lo facciamo fare? All’ex iena Dino Giarrusso, deputato 5 stelle. Brivido. E’ un vecchio vizio della politica italiana mandare a Bruxelles le terze linee, i trombati da accontentare. Ma uno scarto del Pd, per dire, è pur sempre un signor scarto, proveniente da un partito di politici scafati. Uno scarto del M5S invece è uno bocciato alla Corrida, un dilettante impresentabile. E infatti Giarrusso, chiamato ad intervenire su una questione sulla quale ballano miliardi, si collega col cellulare. Col telefonino, capito? Non era neanche in aula. Ma non è finita. Pensandolo in teleconferenza, dalla regia dell’Europarlamento lo invitano a perfezionare il collegamento per apparire in video. “Non posso, parlo dal cellulare”. Imbarazzo in aula. “Allora parli in inglese, altrimenti la traduzione simultanea non è possibile”. Giarrusso tenta due o tre parole, poi si incarta. L’hanno mandato a Bruxelles, ma non sa l’inglese. E lo ammette anche: “Non posso, mi ero scritto l’intervento in italiano”. E addio difesa del Prosecco. Capite in che mani siamo? Capite perché in Europa ci prendono per il culo? Grazie, Grillo.

collino@cronacaqui.it

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