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Istruzione
L’ANALISI

Uno studente su tre non sa l’italiano, matematica e inglese sotto la media

Il test Invalsi e lo studio di Ires delineano un netto peggioramento dei livelli di apprendimento

Sono preoccupanti i livelli di preparazione di bambini e ragazzi dopo due anni di pandemia. Secondo lo studio di Ires le II classi primarie piemontesi risultano addirittura al di sotto della media nazionale in Italiano e matematica, le V soltanto in matematica. Via via che si sale di età, alle medie e alle superiori, le colonnine dei grafici salgono e distanziano anche di parecchio la media italiana. I dati di Ires sono stati rielaborati dal test Invalsi sottoposto agli studenti di ogni ordine e grado di tutta Italia. In generale a risentire di più della pandemia sono state le scuole secondarie. In Piemonte ben il 30% degli studenti delle superiori e il 40% delle medie non hanno raggiunto livelli di sufficienza in Italiano, percentuali che aumentano al 34% per matematica, al 40% per il “reading” di Inglese alle superiori e addirittura al 54% per il “listenting”. In pratica uno studente su tre non sa analizzare un testo e fare i calcoli, e uno su due non capisce l’Inglese. L’unica nota positiva è la riduzione dell’abbandono scolastico.

 

Allargando la prospettiva al tutto il Nord-Ovest emerge che dal 2019 al 2021 alle medie c’è stato un aumento delle insufficienze del 6% (dal 30 al 36%), in matematica la percentuale sale al 9% (dal 32 al 41%). Alle superiori il numero di ragazzi che non raggiunge la sufficienza in Italiano e in matematica è cresciuto in entrambi i casi del 5%, rispettivamente al 27% e al 31%. Percentuali medie migliori di quelle della nostra regione che si colloca sopra la Liguria ma molto sotto la Lombardia. «In Piemonte – spiegano dall’Osservatorio Sisform di Ires – sono i ragazzi e le ragazze in uscita dal secondo ciclo a risentire di più delle difficoltà, mentre nel primo ciclo i risultati medi tengono nonostante i disagi affrontati e le innovazioni, forzate, introdotte nella scuola in questo lungo periodo di emergenza. L’ambito della matematica risulta il più penalizzato, poiché quando si tratta di insegnare una materia particolarmente complessa, la didattica in presenza fa la differenza. Tuttavia, già prima della pandemia la matematica mostrava maggiori quote di studenti in difficoltà. C’è comunque qualcosa da modificare. Un suggerimento arriva dalle innovazioni digitali introdotte nell’insegnamento della matematica a distanza, materia finora insegnata prevalentemente con metodi tradizionali. L’introduzione, anche in presenza, di strumenti digitali potrebbe aiutare i docenti ad affrontare meglio i momenti di emergenza, come quelli vissuti».

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