clara logozzo
Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

Uno slancio di umanità

«Per me subire quella rapina è stato orrendo, da quel giorno non ho più pace. Ho paura, tanta paura. Ma a lui, al mio rapinatore, non auguro alcun male. So che è un tossicodipendente. Spero che si salvi e mi auguro che la società intervenga per lui e lo aiuti». Clara Logozzo ha 68 anni e un carattere forte, forgiato da tanti anni trascorsi alla cattedra e dalla tremenda lotta contro la malattia che le ha portato via l’amato marito. Ieri ci ha aperto la porta del suo appartamento di corso Tassoni, dove vive con la bassottina Queen. Ci aspettavamo il racconto della brutale rapina di cui è stata vittima e lo abbiamo avuto. Quello che non ci aspettavamo era lo slancio di umanità verso il suo aggressore parole di perdono, pronunciate a pochi passi dall’albero di Natale che già faceva bella mostra di se nell’ingresso. Una storia di Natale, con qualche settimana di anticipo. L’aggressione è avvenuta nell’ascensore del condominio. Il malvivente, Achille Confetti, 37 anni, l’ha seguita mentre rientrava dalla passeggiata pomeridiana con il cane. «È stato un attimo – racconta Clara, gli occhi umidi ma la voce ferma – mi ha colto alle spalle quando sono entrata. Mi ha spinto, mi ha messo le mani al collo e sulla bocca – ricorda, mimando i gesti dell’aggressore – poi mi ha buttata a terra». Per fortuna in aiuto dell’anziana è accorsa una condomina, allarmata dalle sue grida e dal l’abbaiare di Queen. A quel punto, il 37enne ha afferrato la borsetta della donna ed è scappato. A tradirlo è stata una ingenuità: poche ore dopo la rapina, ha fatto scivolare in una grata la tessera bancomat trovata nella borsetta di Clara. Invece di lasciarla lì, ha pensato bene di usare il suo cellulare per chiamare i vigili del fuoco e chiedere loro di recuperarla. Alla richiesta di spiegazioni dei pompieri, quando si sono accorti che il nome sulla tessera era di una donna, è scappato. Ai carabinieri è bastato così risalire all’intestatario del numero di cellulare per identificare il rapinatore, poi riconosciuto dalla sua vittima, e arrestarlo per rapina. Del bottino, ormai, nessuna traccia. «Mi dispiace solo che mi abbia portato via il tablet – si rammarica Clara mentre si aggiusta il cappellino in testa – dentro avevo tante foto, tanti ricordi». In realtà, il danno non è stato solo quello: «Io avevo problemi alla schiena, quando sono caduta sono peggiorati. E mi sono anche fatta male a un ginocchio, forse dovrò operarmi. Ora faccio fatica a camminare». Nonostante tutto, non ha desiderio di vendetta: «Spero che lui si salvi e che possa trovare la sua strada. Mi auguro solo di non incontrarlo mai più». Per fortuna, Clara non è sola. «C’è mia figlia, ci sono le mie ex colleghe che mi fanno compagnia. E poi ho Queen». Però vorrebbe qualcosa in più: «Le istituzioni si devono ricordare di noi, gli anziani sono deboli, anche psicologicamente. Serve un aiuto maggiore». Quell’aiuto che ha trovato in una caserma: «Lo scriva, mi raccomando. I carabinieri della stazione Monviso sono stati meravigliosi con me, come dei figli. Per ringraziarli, gli ho anche comprato dei dolcetti». Usciamo da casa di Clara con il cuore più leggero: in questo mondo, c’è ancora chi non pensa solo a se stesso.

claudio.neve@cronacaqui.it

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