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Uno sguardo indimenticabile

Ho trovato su Fb uno scritto mieloso acchiappalike: il testamento del cane. Vi s’immagina che Fido, morendo, elenchi ciò che lascia al suo padrone. E lì parte una lista di oggetti insignificanti: la palla rosicchiata, il guinzaglio morsicato, la ciotola col bordo masticato, ecc… Ma la frase più bella è “mi spiace di non poterti lasciare la mia cosa più preziosa, perché quella cosa sei tu”. Chiunque abbia avuto dei cani sa quanto è vero. Conosce la loro totale dedizione, l’amore infinito di cui sono capaci. Io ne ho avuti cinque, in successione, e me li ricordo tutti, attimo per attimo, gioia per gioia, perché mi hanno dato solo quello: gioia. Tra i maltrattamenti che il cane è capace di sopportare senza diminuire il suo amore (botte, fame, incomprensioni, tradimenti, abbandoni) il peggiore per fortuna non lo conoscono: la valenza negativa del loro nome. Non sanno che per insultare Dio lo si chiama cane. Che per significare una cosa molto brutta la si dice cane: freddo cane, paura cane, fatica da cani, vita da cani, solo come un cane… Che una cosa fatta male si dice fatta da cani. Che nei fumetti si legge “vile cane ti ucciderò”. Perché l’uomo, che non ha saputo riconoscere l’amore di Cristo e l’ha ucciso, non poteva certo riconoscere l’amore puro, incondizionato, fedele, totale del cane, e lo disprezza. Invece è negli occhi di un cane (e non di un gatto) che s’intravede Gesù. Anche se nella casa del Signore il cane non lo vogliono: “fortunà come ‘n can an césa” si dice di uno jellato. Amo pensare che tutti i cani vadano in paradiso e siano lassù accucciati ai piedi del Suo trono. Naturalmente aspettandoci. E ci faranno le feste quando arriveremo.

collino@cronacaqui.it

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