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Uno, due, tre, flop

I flop consecutivi dei recenti due vertici mondiali pomposi e pompati (Roma e Glasgow) dimostrano quanto già si sapeva. Russia, Cina, Africa e India, che da sole rappresentano più della metà delle terre emerse e degli abitanti della terra, non hanno aderito che a vaghi impegni a babbo morto, tranquillamente disattendibili. Nel frattempo la Cina, in piena crisi energetica, sta aumentando il ricorso al carbone e all’atomo. L’India e l’Africa si tengono le mani libere e la Russia non intende affatto rinunciare alle sue enormi riserve di gas. Le ricerche di petrolio continuano, la Germania scava nuove miniere di carbone, ovunque si progettano nuove centrali atomiche. È la fiera dell’ipocrisia. Di fronte all’innegabile crescita del global warming, questi Stati si sono fatti ricerche autonome sull’incidenza in essa delle emissioni umane, e hanno capito che pur riducendole un poco (ma poco poco, e al prezzo di feroci sacrifici, ingiustizie, guerre e sconvolgimenti economici) essa continuerà. Si fermerà quando il sole e altri fattori non governabili smetteranno di provocarla. L’occidente sperava di sfruttarla diffondendo un terrore climatico su cui fondare un nuovo modello di economia green. Voleva imporre produzioni alternative (tipo i veicoli elettrici) con le quali rianimare la sua economia in declino e mettere in difficoltà le emergenti economie afroasiatiche. Ma loro non ci cascano. Hanno capito che l’Onu bara. Sanno bene che a dirigere il mondo in futuro saranno loro, e non vogliono certo governare e abitare un pianeta diventato invivibile entro un secolo. Sanno che non accadrà, e intanto l’uomo scoprirà, dissalerà, cambierà qualcosa. Ma si adatterà tranquillamente.
collino@cronacaqui.it

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