Casa Inglese
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LA CITTÀ DI UNA VOLTA

Uno dei palazzi che non c’è più: la “Casa Inglese” in stile Tudor

Fino al 1959 in corso Massimo D’Azeglio il Convento del Cenacolo

C’era una volta, a Torino, un elegante palazzo in stile Tudor, dall’aspetto severo e molto nordico: si trovava in corso Vittorio Emanuele II, all’angolo con corso Massimo d’Azeglio. Era chiamato la “Casa Inglese”, ma era una casa molto speciale perché fu adibita a convento delle Suore del Cenacolo. Sarebbe stato uno dei palazzi più fotografati di tutta la città di Torino; invece, nella smania di rinnovamento del secondo dopoguerra, al suo posto è stato costruito un condominio di dubbio gusto.

E dire che, per la sua storia, il Convento del Cenacolo era degno di essere preservato, almeno per il fatto di essere uno dei tre soli edifici torinesi in stile Tudor (gli altri erano il birrificio Kursaal Durio e una palazzina di via Napione 18, entrambi scomparsi). Prima di essere destinato alla vita contemplativa, qui visse la famiglia Tornielli di Crestvolant, che chiese la realizzazione della palazzina all’architetto Giovan Battista Ferrante nel 1869: il Ferrante, autore tra l’altro della scomparsa palazzina di via Napione, adottò uno stile originale per la Torino di allora. I Tornielli cedettero il complesso, pochi anni dopo la sua realizzazione, al conte Hurault de Vibraye, il quale donò la villa alle suore francesi della Congregazione del Cenacolo. Si prestava per ospitare una comunità religiosa, in quanto era dotato di una chiesa interna.

Fu successivamente destinato alle Dame del Cenacolo, e con questa destinazione compare in molte cartoline d’epoca, che lo ritraggono – generalmente – dal lato di corso Vittorio Emanuele II. Molti credono che fu abbattuto dall’aviazione inglese nel corso dell’ultima guerra; invece, fu demolito per precisa indicazione del Comune allo scopo di realizzare un moderno condominio, nel 1959: come molti palazzi scomparsi di Torino, il convento del Cenacolo non fu, dunque, danneggiato dalla guerra ma fu abbattuto per scellerata volontà politica. All’epoca, d’altronde, Torino non aveva la fama di essere una città turistica e, anzi, era in voga una certa moda di rinnovamento che portò all’abbattimento di edifici di grande valore storico.

Corso Massimo d’Azeglio fu immolato, in quegli anni, sull’altare della speculazione: la sua posizione felice, affacciato su quello che è il Parco del Valentino, rendeva profittevole la realizzazione di condomini di lusso in luogo delle antiche ed eleganti palazzine ottocentesche, che non si sviluppavano in altezza e che erano di proprietà di famiglie aristocratiche. Alla fine, il palazzone che sorse al posto del convento cercò di preservare una sola memoria del passato: quella degli alberi secolari del giardino pre-esistente. Ecco perché il condominio odierno ha una curiosa forma ad angolo. Ci si può domandare dove finirono le suore che prima abitavano nella villa: si trasferirono nella precollina nel 1959, dove tutt’oggi si trova il loro istituto religioso.

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