L'università di Torino
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IERI&OGGI. L’ateneo fondato nel Medioevo che fu di Erasmo da Rotterdam

Il 4 settembre 1506 Erasmo da Rotterdam discusse la sua tesi e si laureò in teologia a Torino

Erasmo da Rotterdam discusse la sua tesi e si laureò in teologia a Torino. Era il 4 settembre 1506 e la città, piccola e ancora assai arretrata rispetto alle altre città italiane, poteva tuttavia fregiarsi di avere un ’ università che già era un’eccellenza. L’aveva fondata, un secolo prima, Ludovico di Savoia-Acaia, signore di Piemonte, che recependo le richieste di alcuni docenti di Pavia e di Piacenza, un istituto che avrebbe avuto una lunga vita. Era il 1404 e l’inaugurazione dell’università venne ufficializzata da una bolla del papa Benedetto XIII.

Si studiava ciò che più interessava in quegli anni di crepuscolo del Medioevo: diritto canonico e civile, teologia, medicina e arti liberali. Dopo brevi parentesi a Chieri (1427-1434) e a Savigliano (1434-1436), l’Università resterà stabilmente a Torino, nel palazzo di via Doragrossa (oggi, via Garibaldi) angolo via San Francesco d’Assisi (denominata all’epoca, guarda caso, contrada degli Studi). Qui resterà fino al 1720, quando per volere di Vittorio Amedeo II l’ateneo torinese si sposterà nel nuovo edificio costruito ad hoc in contrada di Po. Il processo di riforma degli Stati Sardi non poteva avvenire senza un’università degna di questo nome, che provvedesse a formare i futuri esponenti del mondo politico e culturale. La costruzione dell’edificio venne affidata a Michelangelo Garove, che vi lavorò fino alla morte (1713), anno dal quale il proseguimento dell’opera venne destinato a Giovanni Antonio Ricca. La facciata su via Verdi, invece, è di Filippo Juvarra. L’inaugurazione dell’ateneo avvenne il 7 novembre 1720. Vittorio Amedeo II, nel mentre, promosse anche la costruzione del Collegio delle Province, in piazza Carlina, destinato agli studenti “fuori sede” e in difficoltà economica.

La storia dell’ateneo si fece travagliata negli anni della Rivoluzione francese: nel 1791 vi furono aspri scontri tra studenti e forze dell’ordine, nel 1792 l’università e il collegio vennero chiusi a causa della guerra con la Francia. L’ateneo sarà riaperto nel 1800 dalla neonata Repubblica Subalpina. La restaurazione sabauda non coincise con il ritorno all’ordine: nel marzo 1821 il cortile dell’università fu teatro degli scontri insurrezionali; nuovamente, università e collegio furono chiusi.

Con Carlo Alberto, l’università trovò nuovamente un periodo di splendore: qui si formarono i grandi docenti e gli uomini di cultura che fecero il Risorgimento. Insegnavano uomini di prestigio: Avogadro, Bidone, Plana, Sobrero, Menabrea. Con lo spostamento della capitale a Firenze, Torino divenne il principale centro del positivismo italiano, grazie a studiosi del calibro di Lombroso, di Lessona, di De Filippi.

Ma l’università era ed è anche luogo di folklore e di divertimento, oltre che di studio: i portici di via Po sono stati protagonisti delle mille storie di studenti e sartine, vero stereotipo dei giovani torinesi di fine Ottocento e di inizio Novecento. La goliardia, le speranze e gli amori di questi tanti giovani sono stati immortalati nel capolavoro di Oxilia e Camasio “addio Giovinezza!”.

Oggi molto è cambiato e lo stereotipo dello studente è molto diverso da quello della Torino Belle Époque. Oggi l’università veleggia verso il futuro, grazie al nuovissimo Campus Einaudi. Chissà cosa direbbe Erasmo, se tornasse a Torino cinquecento anni dopo… 

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