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IL CASO. I condomini di via Cuneo presi d’assalto dai parassiti provenienti da alberi e siepi

Un’invasione di zecche in Aurora: «Colpa della vecchia Astanteria»

Residenti esasperati chiedono aiuto all’Asl: «Intervenga subito»

La drammatica situazione del cortile dell’Astanteria Martini si è riversata, come per un “effetto boomerang”, anche sulle vicine palazzine popolari di via Cuneo. Dai civici 33 e 35 è riesplosa la polemica per l’invasione delle zecche e dei pidocchi delle piante, che i più attribuiscono alla mancanza di manutenzione dell’ex ospedale Luigi Einaudi di largo Cigna.

I fastidiosi parassiti starebbero costringendo gli inquilini a barricarsi in casa, con finestre e porte sul balcone rigorosamente chiuse. «Da quattro anni – racconta la signora Romina, la mamma di un bambino di 15 anni affetto da una grave malformazione – non vediamo l’ombra di una pulizia. Io devo tenere le finestre sempre chiuse, anche durante la bella stagione. C’è il rischio che questi acari entrino nella camera del bambino che non è autosufficiente e vaccinato».

Nei palazzoni c’è chi si è dotato delle bombolette spray per debellare gli intrusi. Ma gli antiparassitari non sempre hanno dato le garanzie necessarie. Ecco perché solo una bonifica delle stanze dell’Astanteria, abbandonate da 18 anni, potrebbe portare sollievo nel quartiere. Messi da parte gli anni bui delle occupazioni dei disperati e dei furti di rame, l’Astanteria si è trasformata in una giungla. Le piante sono cresciute a dismisura, aprendosi varchi sui muri con le radici.

Nel mirino anche le discariche presenti vicino ai bidoni e quelle erbacce che affiorano dalla strada. Tra il perimetro esterno e l’edificio, infine, c’è un varco ormai impenetrabile. Con i tossici, di tanto in tanto, a far visita al rudere in cerca di un luogo dove appartarsi. A minacciare una richiesta di intervento del Ministero della Salute è il signor Leonardo Dedda, autore della segnalazione. «Il proliferare di insetti e bestie – dichiara Dedda – sta creando solo disagi. L’Asl deve intervenire e porre fine a questo incubo».

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