Dolore, commozione e rabbia nel giorno del ricordo

Undici anni fa il rogo della Thyssen, le famiglie delle vittime: “Vogliamo giustizia”

Celebrazione nel cimitero di Torino col ministro Bonafede, che promette: "Domani a Bruxelles parlerò col mio collega tedesco"

Il 6 dicembre 2007, undici anni fa, il tragico rogo della Thyssenkrupp di Torino. Sette gli operai morti in quel drammatico incidente, oggetto di una celebrazione presso il cimitero di Torino alla presenza del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede.

“Oggi finalmente ci rappresenta lo Stato, speriamo che il ministro si prenda pubblicamente l’impegno di aiutare i nostri figli perché possano finalmente avere giustizia”, dichiara all’Ansa Rosina Demasi, mamma di Giuseppe, uno dei sette operai morti in quel drammatico rogo.

“Siamo indignati – prosegue – perché in undici anni non siamo ancora riusciti a ottenere giustizia, con i due assassini tedeschi ancora liberi. Devono pagare, perché sono stati condannati. A noi, ai nostri ragazzi e a tutta Italia si deve una giustizia negata per undici anni”.

Anche Laura Rodinò, sorella di Rosario, altra vittima della tragedia, invoca giustizia: “Davanti a due imputati che vivono la loro vita tranquilla, nel loro Paese, ci indigniamo e ci arrabbiamo. E’ corretto che i nostri figli, fratelli, padri e mariti siano dimenticati da una sentenza che non supera i confini del nostro Paese? Noi crediamo di no e non ci fermeremo sicuramente davanti a pochi chilometri che ci dividono. Erano in Italia, parlavano italiano: è inaccettabile per noi che questi assassini siano ancora fuori dalla galera, il ministro Bonafede porti avanti il percorso iniziato”.

Da parte del ministro della Giustizia, Bonafede, una promessa: “Forse qualcuno pensa che basta superare il confine per sfuggire alla giustizia, ma siamo in Europa e deve passare il concetto per cui chi sbaglia paga. Giustizia deve essere fatta ed è quello che dirò domani al mio collega tedesco.  Lo Stato c’è e farò di tutto perché la giustizia venga riconosciuta”.

Bonafede aggiunge che “non si può pensare che se investi in Italia e ci sono dei morti puoi non fartene carico. Chi viene in Italia deve rispettare le regole italiane e chi non le rispetta paga. Quando una tragedia è dovuta a imperizia, negligenza o volontà di non rispettare regole che sono lì per salvaguardare la vita delle persone – aggiunge il ministro Bonafede – non c’è possibilità per una famiglia di accettarla, ma lo Stato e’ qui, umanamente e istituzionalmente”.

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