automotoretrò
Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

Un’altra sfilata amara per noi

Automotoretrò ringrazia e se ne va. Via da Torino, dove la fiera nacque 40 anni fa, che adesso costa troppo. Diretta a Parma, dove c’è un centro fieristico all’avanguardia che, a quanto pare, offre tariffe assai più ragionevoli di quelle proposte al Lingotto. Ed è una sfilata amara, quella delle auto d’epoca che viaggeranno verso l’Emilia Romagna e saranno accolte dagli applausi. Perché di sfilate così, la nostra città che, proprio attorno ai motori, ha costruito la propria essenza, ne ha già viste troppe. A partire da quella che ha portato la testa (e il cuore) di mamma Fiat al di là delle Alpi. Senza che chi da Mirafiori e dall’Italia aveva ricevuto tanto mostrasse la dovuta riconoscenza. Per proseguire con il Salone dell’Auto, scappato pure lui altrove salvo poi tornare con una manifestazione all’aperto che ricorda tanto quei premi di consolazione dati agli ultimi arrivati alla gara di bocce. Non è però soltanto l’orgoglio a rimanere ferito dopo l’ultimo addio. A essere messo in discussione è lo stesso futuro di una città che – proprio perché costretta a lasciarsi alle spalle il proprio passato di capitale di quell’auto che tuttavia continua a rappresentare la parte più importante del Pil – da anni cerca una strada alternativa per risorgere. Puntando sulla cultura, la musica, il buon cibo, la scienza. Eccellenze che qui ci sono, ma che per essere promosse hanno bisogno di una vetrina. E se quella vetrina che – guarda caso – si trova proprio dove c’era la testa della grande fabbrica ora non è più attraente per via dei costi che offre agli espositori, allora siamo messi proprio male. Perché oggi è Parma, domani sarà Milano. Ora tocca alle auto antiche, domani chissà.

stefano.tamagnone@cronacaqui.it

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