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Il Borghese
LA MAPPA

Un’altra partita persa a Risiko

Nel capoluogo 6.319 positivi, ma preoccupa soprattutto la provincia mentre sono solo 21 i Comuni immuni

Torino come la prima linea. Il capoluogo “trincea” che paga il numero più alto di morti e prigionieri. Ma il nemico avanza, ogni ora che passa pianta una nuova bandierina. E la macchia del contagio si allarga, penetrando nell’hinterland e spingendosi oltre. Conquistando le valli e poi marciando fin su, a passo svelto. Verso le montagne. Dove qualche roccaforte resiste, ancora impermeabile. Ma chissà fino a quando. La mappa della pandemia che si aggiorna automaticamente ogni 24 ore sul sito della Regione sembra una versione piemontese del Risiko. Con le armate del virus che non risparmiano neppure i paesi e le borgate, conquistando un Comune dopo l’altro mentre la politica allarga le braccia e, temendo una tragica Caporetto della nostra sanità, si affida ai militari (quelli veri) nella speranza di ridurre al minimo le perdite. Intanto, mentre a Torino si continuano a montare tende mimetiche e i mezzi militari diventano taxi-ambulanze per il trasporto dei pazienti, a spaventare è soprattutto la provincia, che quasi mai compare nelle statistiche, ma negli ultimi giorni ha visto crescere la curva dei contagi in maniera preoccupante. Per rendersene conto, bisogna andare oltre i valori assoluti. E calcolare l’incidenza del virus sulla popolazione. Nel capoluogo, i positivi nella mappa aggiornata al primo novembre sono 6.319, poco meno di un quinto del totale piemontesi, ma “appena” 7,1 ogni mille abitanti. Niente, ad esempio, rispetto ai 19,2 ogni mille di Borgaro, che conta 238 positivi a fronte di una popolazione complessiva che sfiora i 12mila residenti. I confini della vecchia città della Fiat, del resto, ormai non esistono più. E quelle che prima erano cittadine satellite con palazzine-dormitorio per gli operai, sono di fatto inglobate in una grande metropoli post industriale. Come Settimo, che ha 647 positivi (14,6 ogni mille abitanti), Moncalieri (879 positivi, 15,2 ogni mille), Caselle (187 positivi, 13,3 ogni mille). Il rosso vermiglio che rappresenta i Comuni con il maggior numero di contagi, allora, si allarga a macchia d’olio. Sfumando verso l’arancione man mano che si si allontana, ma con alcune “enclavi” che destano più preoccupazione. Come quella lungo la direttrice che va verso Vinovo (285 contagiati, 18,6 ogni mille abitanti) e prosegue verso None (137 positivi, 17,1 ogni mille abitanti). Oppure verso nord, dalle parti della Vauda, con Volpiano che registra 266 positivi (17,2 ogni mille), più del doppio di San Benigno, che ne ha 122, ma con 6.026 abitanti in tutto, ne conta 18,5 ogni mille cittadini. Nella zona “rossa” rientrano anche Rivoli (319 – 6,5 ogni mille), Carmagnola (360 – 12,4) Chieri (381 – 10,3), Collegno (398 – 8,01). E poi Riva di Chieri (52 – 11,01), Nichelino (750 – 15,6), Rivalta (133 -6,6), Orbassano (184 – 7,9). Spostandosi verso le valli, il colore delle caselle del Risiko si schiarisce. E sparse qua e là, soprattutto vicino ai confini con la Francia, si incontrano alcune isole felici. Immuni. Almeno per ora. Come Alpette, Pessinetto, Lemie. Colorate di verde come Pomaretto, Massello, Ferrero, Sauze di Cesana, Lusernetta, Ceresole Reale, Porte. Ventuno Comuni in tutto che al momento non registrano positivi. Il nemico, però è un virus maledetto e invisibile. E la curva dei contagi continua a crescere. Con un bollettino diramato nella serata di ieri che segnala 2.003 nuovi positivi e 21 morti registrati nelle ultime 24 ore che portano il totale delle vittime piemontesi a 4.415. I ricoverati sono 3.040 (+281), 196 nelle terapie intensive, tornate sotto pressione con 17 nuovi pazienti in appena 24 ore. Un altro bollettino di guerra. Altre caselle che domani si coloreranno di rosso. Un’altra partita persa a questo Risiko che è tutto tranne che un gioco. Mentre si torna a parlare di coprifuoco e lockdown. Termini surreali, per l’Italia, fino a qualche mese fa. Come l’idea di indossare una mascherina per andare al bar. O l’immagine degli Alpini negli ospedali.

tamagnone@cronacaqui

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