Alex Pompa
Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

Una sentenza che farà storia

È una sentenza dannatamente importante e altrettanto complicata quella che manda assolto Alex Pompa, lo studente che ha ucciso il padre «per salvare mia madre». Assolto «perché il fatto non costituisce reato» hanno scandito i giudici e ora bisognerà attendere le motivazioni per capire la portata di questa decisione. Perché Alex, sua madre, suo fratello hanno raccontato di una vita infernale nella casa con un uomo descritto come violento, ossessivo, autoritario, che metteva in pericolo la moglie e aveva causato un tale trauma al figlio da renderlo capace di infliggere trentaquattro coltellate, con sei coltelli diversi, spezzando anche la lama di uno di questi. Una furia disperata. E con un pubblico ministero «costretto» a chiedere 14 anni, senza attenuanti perché proprio il cosiddetto “Codice rosso”, nato per tutelare le vittime di violenza, le esclude in caso di delitti in famiglia. Questioni da Corte Costituzionale, si era detto in aula. Niente legittima difesa, solo il vizio parziale di mente come unica attenuante praticabile per concedere clemenza a un assassino che è anche, e prima di tutto, vittima. Un caso complicato, dove la legge va certo applicata, ma dove deve prima di tutto trovare una strada nel labirinto dei codici che a volte dimostrano di non essere sufficienti, né di possedere un significato assoluto, per disciplinare e regolare tutti gli aspetti e le dinamiche dell’esistenza delle persone. La giustizia, quella che noi desideriamo, passa attraverso l’equità e alla certezza della pena bisogna sempre anteporre la coscienza di una pena giusta, di una sentenza giusta.
andrea.monticone@cronacaqui.it

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