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Stellantis, giorno della verità per Mirafiori

Per Mirafiori è il giorno della verità. Anzi, la notte, visto che mentre andiamo in tipografia il telefono è rovente sulla linea intercontinentale tra Torino, Parigi e gli Stati Uniti. Oggi, infatti, come era da tempo previsto ci sarà l’incontro tra i vertici aziendali, ossia, l’amministratore delegato di Stellantis, Carlos Tavares, Comune e Regione: ciò che si attende è l’annuncio della realizzazione del “polo del riciclo” nell’area non utilizzata di Mirafiori. Ed è su questo piano che, già da ieri mattina, si lavorava per un accordo da tutti ritenuto decisivo.

Decisivo per il futuro di quella che è stata la capitale dell’automobile, ma da troppi anni vive una crisi che la nostra storia non merita. La salvezza, se così possiamo definirla, deve per forza arrivare dal cambio di passo tra il motore a scoppio e quello elettrico – dal 2030 Stellantis produrrà solo elettrico – che non solo sta cambiando le nostre abitudini ma in qualche maniera muterà la filosofia costruttiva e la necessità di recuperare nel rispetto dell’ambiente e delle nuove tecnologie le batterie e anche la componentistica.

Una necessità che i sindacati indicano come assolutamente attuale, chiedendo nuove produzioni e assunzioni per lo stabilimento. La mattina di oggi potrebbe quindi registrare l’inizio di quel progetto di «economia circolare» per installare una nuova unità produttiva che dovrebbe occupare non solo una parte dello stabilimento di Mirafiori, attualmente non utilizzato, ma richiedere anche forti interventi sul piano regolatore della città, con l’utilizzo dei fondi europei come leva per insediare nuove attività.

Il progetto è ancora “top secret”, ma qualcuno si lascia sfuggire commenti che lasciano intuire la possibilità di un accordo a breve tempo, forse già in queste ore. Sappiamo che nelle ultime settimane il sindaco Stefano Lo Russo e il presidente Alberto Cirio hanno unito le forze di Comune e Regione per predisporre un’offerta attrattiva al gigante Stellantis. Anche per evitare un nuovo diniego alle speranze industriali del territorio, così come accaduto per la fabbrica di microchip, poi, migrata a Termoli.

Un progetto che richiede non solo la riconversione degli impianti ma anche varianti urbanistiche al piano regolatore tali da garantire il nuovo assetto alla fabbrica delle auto del futuro. I problemi sul tappeto restano tanti a cominciare dalle sacrosante richieste dei sindacati. Ovvero, nuove produzioni «per assicurare la continuità dello stabilimento», un piano di assunzioni che parta da almeno 500 nuovi contratti con l’auspicio di raddoppiarli in pochi anni, «visto che l’età media dei lavoratori arriva a 55 anni» come assicurano le parti sociali e la riorganizzazione degli spazi non utilizzati della fabbrica per ospitare la nuova “piattaforma” in vista della transizione dal motore termico all’elettrico.

A fare irruzione, intanto, è la campagna elettorale visto che la Lega ha scelto di chiuderla nel quartiere simbolo del lavoro operaio con il comizio del leader Matteo Salvini. Tornando, però, agli incontri previsti nel corso della giornata il fulcro è il vertice tra l’amministratore delegato Carlos Tavares, il governatore Cirio e il sindaco Lo Russo previsto alle dieci. Subito dopo, Tavares incontrerà le organizzazioni sindacali e successivamente gli organi di stampa.

A rendere più appetibile l’occasione di concentrare su Torino gli investimenti di Stellantis è proprio il tandem tra i vertici delle istituzioni, disponibili a mettere sul campo occasioni di sviluppo territoriale e fondi strutturali a sostegno del progetto. Sullo sfondo c’è una città che ha bisogno come non mai della forza propulsiva della fabbrica per ritrovare opportunità di lavoro e anche per dare nuovo slancio a quell’indotto che rischia di pagare il prezzo più alto nella transizione verso il motore elettrico.

enrico.romanetto@cronacaqui.it

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