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Il Borghese

Una risorsa smarrita

Il Salone dell’Auto, che aveva fatto rivivere il Valentino e che le incaute esclamazioni dell’ex vice sindaco Montanari avevano scacciato dalla città, torna in Piemonte. Ma non consideratela una vittoria politica contro la voracissima Milano. Il patron della manifestazione Andrea Levy, che due anni fa “ospitò” nei viali del parco quasi un milione di visitatori, organizza una passerella di super car, prototipi e auto classiche di pregio ma sceglie Arona, Novara e Monza. E si guarda bene, il 21 giugno, di allungare il chilometraggio verso Torino da cui se ne è andato con stile ma con fermezza. Qui si è capito da tempo che l’auto è diventata un nemico pubblico, persino quando è ferma o sosta su una pedana circondata da decine di appassionati. Uno schiaffo per il glorioso passato industriale di Torino, uno sfregio per quel titolo di “Capitale dell’auto” costruito con l’ingegno e, soprattutto, con il sudore dei nostri tecnici e operai. Dimenticando, con leggerezza, che la città ha una sola linea di metrò (per la seconda aspetteremo almeno un decennio) e il servizio pubblico fa acqua da tutte le parti. Una situazione in cui la cosiddetta “mobilità sostenibile” affidata a biciclette e a una super flotta di monopattini non è certo in grado di offrire soluzioni a chi lavora o deve portare i figli a scuola. Ma non solo: l’auto, a dispetto di divieti e balzelli, è e resta fortemente radicata nel dna dei torinesi. E a dimostrare che la sua demonizzazione è un errore, basta guardare al Museo dell’Automobile dove in tre giorni di visite gratuite offerte dall’Aci per i suoi 115 anni di vita, sono accorsi oltre 14 mila visitatori.

fossati@cronacaqui.it

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